Il rispetto
(ovvero... ancora del delitto di Cogne)
Ho seguito ieri sera davanti alla TV l'intervista alla madre di Cogne. Mi sono un po' forzata a farlo, essendomi limitata in precedenza all'informazione data dai telegiornali senza soffermarmi sulle repliche. Quotidianamente seguo le notizie (tutte) dalle varie testate di diversa matrice per mettere a confronto esposizione di fatti e opinioni diverse. Poi mi faccio un'idea personale perché spero di saper ragionare autonomamente senza farmi influenzare, cercando di non schierarmi.
Purtroppo la cronaca ci ha in qualche modo "abituato" all'informazione di crimini atroci, da quelli di guerra a quelli di cronaca nera. Di madri ( poi reo confesse) che uccidono figli, o appena nati ( forse non sempre lo si scopre, perché in genere il cassonetto della spazzatura viene scaricato senza un' ispezione) o già cresciuti, se ne sente spesso; a volte anche di padri, ma meno spesso. E l'orrore a tali notizie è grande, da parte mia anche misto alla pietà perché mi chiedo quale precedente sconvolgimento mentale possa indurre a un gesto così atroce. E certo il fatto è ancora più sconvolgente per la telespettatrice madre, perché subentra in lei un'angoscia viscerale, a volte forse il terrore di cadere in una simile atroce confusione.
Si sente altrettanto spesso di figli che uccidono i propri genitori per motivi apparentemente banali eppure scatenanti, per esempio di esami universitari mancati o di altre menzogne, ma evidentemente devono esserci ragioni precedenti di vecchi rancori e di odio per arrivare a tanto.
Torniamo alla madre di Cogne, apparsa in TV durante una trasmissione a lei dedicata interamente. Diversamente da altre madri, è stata personaggio di primo piano anche in interviste precedenti, proposte in un qualche telegiornale o quotidiano.
Non posso dire molto, non essendomi troppo soffermata in passato e scansando in genere certe ossessive ripetizioni di un caso, finché fa odience.
Ieri sera ho seguito tutta la trasmissione.
Dico subito che non mi schiero mai dalla parte dei colpevolisti o innocentisti. Non si possono mai avere certezze, neanche in caso di condanna di un tribunale dopo i vari processi. La competenza di giudizio è di altri oltre che loro dovere e diritto. Così come, è umano ma poco ammissibile nella loro posizione, l'errore di giudizio.
Della madre di Cogne ho già scritto "condannando" la trascuratezza o negligenza di lasciare solo in casa un bambino piccolo: 15 minuti, o più o meno tali, sono davvero tanti e non così pochi come viene detto: qualcuno può essere entrato in casa per sottrarre qualcosa ( anche senza la premeditazione di uccidere) e trovato il bambino sveglio e quindi essendo stato riconosciuto, preso dal panico o da follia omicida, ha colpito con tutta la forza e ferocia possibile. Una supposizione innocentista come altre. Non voglio far cenno ad opposte supposizioni, generate anche dall'attenzione a certe precisazioni di ieri sera in TV. Non spetta a me rilevarle.
Qui voglio solo parlare del rispetto: quello dovuto alla madre di Cogne, così vivisezionata dalla stampa e dall'opinione pubblica, spesso già condannata. Sono d'accordo con gli ospiti della trasmissione: rispetto nella dovuta presunzione di innocenza, ma anche in quella di colpevolezza, secondo me: rispetto unito alla pietà per il dramma vissuto, in un caso o nell'altro.
Ma, come in altri miei modesti interventi in questa sezione del sito ( da cittadino puro e semplice e non da esperto), credo che il massimo rispetto e pietà lo debba ricevere la vittima, in questo caso un piccolo bambino innocente che avrebbe avuto diritto a crescere e diventare adulto. E' proprio per il rispetto dovutogli che cala quello per gli altri personaggi che gli ruotano intorno.
Ma se di rispetto vogliamo parlare, ritengo che ogni essere umano ne abbia diritto, di conseguenza anche lo spettatore televisivo che si vede riproporre ossessivamente le stesse immagini, le stesse parole spesso arricchite da infiorettature alla volta successiva per non apparire vecchie e trite.
Vero, lo spettatore si schiera, ma non solo da una parte penso e spero, ma è anche lui un essere umano fallace con le sue debolezze ed errori. Se un sospetto omicida merita rispetto, nella presunzione di innocenza o colpevolezza, essendo un essere umano, credo che lo meriti anche il telespettatore o lettore, cui le notizie vengono rifilate in una certa maniera. Ma la mia presunzione mi porta anche a credere che non sia, lo spettatore, tanto condizionabile e influenzabile. Non come un tempo. E che, spesso, come io faccio, possa cambiare canale o semplicemente spegnere la TV e dedicarsi ad altro.
Mi viene il dubbio che additare, accusando dallo schermo televisivo… verso l'esterno, come è accaduto anche ieri sera, sia un modo facile di scaricare le responsabilità e neutralizzare i sensi di colpa. Perché quando accadono certi episodi drammatici, per una ragione o l'altra, tutti noi, intesi come genere umano, ci sentiamo colpevoli.
Marzia Plumeri
luglio 2002