Ancora su internet e chat
Internet, chat line. Se ne parla molto e solo in negativo. E' vero è un mezzo pericoloso, ma anche un sistema di comunicazione veloce fra pensieri, possibilità di confronto e di apertura, di arricchimento anche, fra individui diversi che mai avrebbero dialogato così facilmente fra loro in circostanze normali, mai sarebbe stata offerta loro un'opportunità simile nello scorrere della quotidianità rara di sorprese.
Uno dei difetti più paventati è il distacco dalla realtà, fagocitati dalla virtualità. Non trovo questo concetto condivisibile. Il mezzo è elettronico, ma gli interlocutori sono reali, così come le loro sensazione ed emozioni, come il loro bagaglio esistenziale e culturale.
Il danno avviene solo negli eccessi e negli abusi. E i soggetti a rischio sono sempre i più fragili o ingenui. Esattamente come nella realtà. Forse internet permette una comunicazione più subdola e nascosta e di sicuro sarebbe bene che i minori fossero tutelati o quantomeno controllati dai genitori, mai lasciati soli davanti al monitor, a navigare per siti web.
Secondo me, nemmeno dare loro le informazioni all'uso è prudente. Ora avviene a scuola fin dalle prime classi. E già lì, senza un controllo vigile, si gettano le basi di una capacità pratica che molti genitori a casa non hanno e quindi non sono in grado di gestire quella del figlio. Si sono sentiti in dovere di acquistare il computer e permettere la connessione on line al figlio minore perché non resti indietro ai compagni, a casa e a scuola, convinti dell' utilità di accedere a informazioni didattiche, fatto del resto vero. Senza però considerare quanto anche sia facilitato l'errore e l'incontro casuale, poco didattico o... formativo in altra direzione. E non dimentichiamo, nel più sano dei casi, quindi in relazione alla scuola, la copia di creazione mentale di altri, facendo riposare la propria mente.
A volte capita che, ad una stessa insegnante, vengano proposti lavori di più allievi, identici nel contenuto e perfino nelle parole, perché nemmeno, chi copia, si prende la briga di tradurre in un linguaggio proprio, fatto che servirebbe a fissare meglio nella mente e quindi apprendere. Del resto, questo succedeva anche per le ricerche in biblioteca tradizionale con pubblicazioni cartacee, ma certo molto più faticosamente e col fastidio di dover manoscrivere, così che qualcosa nella testa poteva anche restare. Esercizio che si è perduto, col salvataggio della pagina web e il copia/incolla elettronico e l'uso di presentare i lavori scritti col computer.
Suggerirei agli insegnanti di pretendere testi manoscritti ( esercizio utile anche a non disimparare la velocità di scrittura con mano e la formazione calligrafica che non guasta ( se no facciamo morire anche la grafologia). Ma allora... leggere, per il docente, diverrebbe più faticoso e lento, perfino monotono e inespressivo, così che la questione non si pone, la proposta sarebbe bocciata sul nascere. Però potrebbe essere utile introdurre l'obbligo di una scaletta introduttiva di esposizione sul contenuto in argomento. Del resto, sono più che certa, che molti già lo fanno.
Premesso questo, va ribadito che il limite fra realtà virtuale e realtà effettiva è davvero sottile. La cronaca insegna. La strada, la scuola, gli oratori parrocchiali, il vicino di casa, l'amico d'infanzia, il parente più prossimo, la quotidianità più banale può rappresentare quel pericolo che non è solo prerogativa elettronica. Ma, in internet, si può opporre, c'è l'anonimato, il pericolo senza volto, la foto falsa, ci sono le parole scritte e suadenti che restano e si rileggono e una voce al cellulare (scambio di numeri molto frequente) che è già una mezza realtà, spesso protetta anch'essa da anonimato.
Per l'adulto è diverso, il buon senso dovrebbe fare parte della sua maturità. Se non lo si ha, nemmeno si avrà nello scorrere dei propri giorni reali. E la curiosità alle nuove esperienze è forte, all'approccio facile, alla ricerca di un diversivo o anche la speranza inconsapevole di un sentimento corrisposto che riempia un vuoto preesistente. Del resto, un tempo, erano comunissime le richieste di corrispondenza tradizionale su riviste di tutto rispetto, divenute negli anni pericolosi trabocchetti su periodici di tutto rispetto, o di inserzioni gratuite o meno, che ben altro propongono e di più squallido. Così come avviene in internet per i siti e le chat erotiche ( i box di posta elettronica sono bersagliati da proposte ed inviti). Per i minori credo esistano filtri protettivi ( sempre che i genitori ne siano informati), per gli adulti è questione di scelta, più o meno sana o malata, certo nessuno li obbliga.
E del resto, chi è stato radioamatore sa di idilli e tresche nate con quel mezzo. O con lo stesso telefono di casa, a volte per errore involontario, altre voluto.
Non griderei allora allo scandalo: cambiano o mezzi, ma il fine rimane, sia che sia lecito e pulito sia che sia subdolo e pericoloso.
L'essere umano resta quello che è, nel bene e nel male, con i suoi lati oscuri e le proprie debolezze, ma non è il caso di generalizzare o colpevolizzare. E nemmeno è il caso di demonizzare il mezzo (piuttosto che l'uso volontario che se ne fa), sarebbe come voler mettere al bando l'auto ( o quant'altro), perché c'è chi la lancia in gare scriteriate per le strade di notte, o viaggiando in autostrada controsenso. Oramai il computer e internet sono entrati nelle nostre case, offrendo possibilità impensabili fino a pochi anni fa, sfido chiunque a dire che saprebbe rinunciarvi.
Marzia Plumeri
31 agosto 2003