Italiani al voto: bello sarebbe…
Bello sarebbe andare al voto con cognizione di causa, senza condizionamenti o suggestioni. Le inutili parole non hanno presa su chi, per ideologica tradizione culturale, sa già chi votare, così come sempre, senza dubitare o modificare le proprie passate, sempre presenti, convinzioni. Incoerente e irresponsabile chi avesse la tentazione di cambiare idea!
E va bene, da una parte e dall’altra, i sempre convinti, vanno incolonnati e precisi, pronti, dopo, gli uni e gli altri, a dichiarasi soddisfatti del risultato, vinti e i vincitori.
Niente cambia e tutto si ripete: le promesse non mantenute, gli errori senza pentimenti.
Bello sarebbe andare al voto ben informati, dopo aver verificato e confrontato, toccato con mano, in modo tale da saper chi scegliere. Ma la verità dove si trova? Nelle parole più o meno convincenti dei leader di uno schieramento e dell’altro? Nelle accuse reciproche che sanno solo dimostrare che l’onestà è utopia? Altro non abbiamo, noi cittadini spettatori o lettori, fuori dalle mura del palazzo, che parole, credibili o meno, suggestive o illusorie. Molti, pur condividendo questa riflessione, sanno già chi votare, forse per ispirazione magica, o divina, o per…"partito preso". E sono, di certo, quelli, i più tranquilli e sereni, consci di compiere il proprio dovere, di dare agli italiani il buon governo.
Peggio chi, disilluso e rassegnato, ‘che tanto l’uno vale l’altro, perché nei decenni le belle parole infiorate sono state sempre disattese, decide di non andare a votare e, ugualmente, fa il gioco dell’uno e dell’altro, senza nemmeno scomodarsi a uscire di casa. Esempio di disamore alla democrazia, mancanza di senso civile e di poca onestà? Da condannare o da compatire? E' auspicabile che non siano tanti.
Altri e, credetemi, molti, magari soltanto a sensazione, seguiranno la filosofia "del meno peggio".
Ma chi è il peggiore? O, rivoltando in positivo: il migliore chi è?
Marzia Plumeri
marzo 2006