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From: Valentino

To: <confid@confidenzialmente.com>

Sent: Friday, April 13, 2007 9:40 AM

sono un ragazzo di 16 anni vorrei sapere che cosa ne pensa della la famiglia dei giovani di oggi aspetti positivi e negativi grazie

La famiglia e i giovani

Suppongo, dimmi se sbaglio, che ti abbiano assegnato lo svolgimento di un tema che tu mi rilanci. Troppo tempo è passato perché io indossi nuovamente i panni dell’allieva liceale, posso semmai riflettere e lasciare scorrere pensieri, immedesimandomi, come sempre faccio, quando scrivo.

Quello dei rapporti genitori-figli, è un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Potresti trovare spunti, nel mio vecchio articolo: " Giovani oggi" e altri a seguire, scendendo verso i più recenti che trattano del "bullismo", ottimi quelli firmati Andraous.

Riprendo volentieri il tema, anche se già trattato. Ma ancora aperto e più che mai attuale.

La famiglia è un nucleo di persone attorno il quale si espande la società. Per me nasce e si sviluppa partendo dall’incontro fra due esseri umani di sesso diverso che si sono innamorati e si amano al punto da voler unirsi e vivere insieme, condividendo gioie e dolori e affrontando, superandoli o no, ostacoli e difficoltà.

Ho precisato " di sesso diverso", perché (sempre pensiero mio) il loro progetto di vita, presuppone, come atto d’amore, un figlio. Quando c’è un amore convinto, l’istinto porta alla ricerca logica e naturale della maternità e paternità, alla completezza della coppia. Importante è che un figlio sia frutto dell’amore e non del proprio egoismo. Non è un optional, né un gioiello da esibire, né un’auto da parcheggiare. Mi sovviene un altro mio precedente articolo che ha per titolo: "Amore o egoismo?".

Anche un figlio adottivo nasce da un atto d’amore se lo si concepisce mentalmente per dargli amore. Molto si potrebbe dire a questo proposito, ma uscirei dal tema. Stabilito, quindi, quale per sia, per me, il vero nucleo familiare, l’ amalgama che umanamente lo tieni unito è l’amore. Che poi la famiglia sia consacrata in Chiesa da un giuramento davanti a Dio, o legittimata da promessa (e contratto) davanti al sindaco o, chi per lui, in Municipio, o semplicemente da una libera scelta fra i due di convivere, amandosi, non cambia il senso o l’importanza che li rende famiglia.

Mi si dirà che anche due individui di sesso uguale sanno amarsi. Niente da recriminare al loro amarsi e convivere, ma sarebbe innaturale ritenerli una famiglia, pur considerando i loro diritti legittimi, fuorché quello evidente (per la loro stessa natura) di procreare, o sopperire con un’adozione che, sinceramente, considerando quanti ostacoli, anche ingiustificati, vengano posti a una coppia eterosessuale con tutti i canoni d’idoneità, lo troverei profondamente ingiusto oltre che innaturale. Negativo soprattutto per il figlio, s’intende, per il quale i genitori dovrebbero essere un fondamentale e naturale riferimento. Si pensi, a quanta, purtroppo, curiosità, persecuzione e sofferenza sarebbero esposti, vedi la scuola oggi e la recente cronaca.

Veniamo dunque ai figli, che considero sacri, nati dall’amore e per essere amati. Concetto troppo spesso disatteso, vista la facilità con cui nascono e si sfasciano i matrimoni e quindi le famiglie. Figli o non figli. Grande immaturità e superficialità. Fra i più gravi difetti dell’umanità oggi. Individualismo. O pretesa di essere amati piuttosto che amare, di avere tutto e subito, favorendo soprattutto il proprio diritto all’ipotesi di felicità, spesso affermandolo sull’infelicità degli altri. Un delitto, se gli altri sono i figli. Quegli stessi che un domani cercheranno rivalse con azioni discutibili contro i più deboli e contro se stessi, per attrarre attenzione, per sbalordire, infelici e rabbiosi. Se nessuno insegna loro l’amore e il rispetto, saranno incapaci di amare e rispettare.

Aspetti positivi e negativi, chiedi. Si sta parlando di famiglia.

Consideriamo prima la cosiddetta famiglia "normale", qualità che viene a volte espressa come un demerito. Se ne sa poco, perché non fa notizia o cronaca. E' quella dove c’è armonia, dialogo fra i componenti, attenzione al bene dell’altro prima che al proprio. Ne conosco diverse nell’ambito delle mie amicizie. Si dirà che i "simili" si cercano e si trovano. In gran parte è vero. Si potrebbe però insinuare che se le pareti di casa fossero di vetro ci sarebbero sorprese. Ma ragioniamo in positivo.

Mi riferisco a matrimoni trentennali e passa, a coppie di coniugi con figli, C’è comunicazione fra loro, sanno condividere i loro spazi e far coincidere i loro tempi. I figli, ragazzi adolescenti o adulti, in tale atmosfera di partecipazione, si sentono appagati. Fanno domande e ottengono risposte. E non si annoiano perché la loro vita è ricca di motivazioni.

Come nasce questo tipo di famiglia? Da una scelta ben mirata e non tirata a caso, per motivi superficiali e affrettati. Nasce dalla consapevolezza che sposarsi vuol dire soprattutto chiudere con la propria vita da single; che nel matrimonio, o convivenza, ci deve essere rispetto dell’altro; che il diritto ai propri spazi non vuol dire prendersi una serata a turno, i coniugi, per uscire a cena con gli amici o amiche e concludere in discoteca. Nasce dalla convinzione che il matrimonio non è una rappresentazione voluttuaria per sfoggiare un abito da cerimonia seguito da un pranzo di gala in attesa degli applausi di un pubblico di amici e parenti. E’ consapevolezza d’impegno che non contempla la rottura dopo pochi anni… "finita la festa… gabbato lo santo" per ragioni a volte ovvie e banali di adattamento o accettazione dell’altro. Studi legali traboccano di pratiche di separazione.

La famiglia equilibrata, non fa notizia, parte dalla consapevolezza di una scelta di disponibilità reciproca alla comprensione, dall’impegno comune di sviluppare un progetto insieme, d’ intesa e aiuto reciproco, in intesi: dall’amore. E i figli, se verranno, avranno un posto importante (per me il primo) nella scala dei valori. Concepiti per amarli, per dar loro ascolto e sostegno. Valori che permettono di cogliere un minimo accenno di malessere nel loro sguardo e di ricevere la loro confidenza, se qualcosa, anche minima, li turba. Saper riflettere insieme, confrontarsi, sorridere e qualche volta ridere. Oppure… semplicemente, sembra banale, fermarsi a studiare con loro, la sera dopo cena, senza accusare forzatura o stanchezza o peggio fastidio. Sembra niente? Invece è un minimo esempio di dimostrazione d’amore e partecipazione. Mi si dirà che tale idilliaca condizione comporta il rischio di una ricerca di trasgressione. Chissà. C’è pur sempre un fattore individuale che fa l’eccezione. In linea di massima, i figli, in una tale famiglia, crescono sereni, più forti e si sentono sicuri. Intanto, purtroppo, preciso che tale tipo di unione, che ho definito "normale" in realtà è "anormale", rispetto alla consuetudine negativa che fa norma.

Ho la sensazione che l’uomo inteso come umanità sia incapace di mettersi nella giusta via di mezzo e si collochi sempre agli estremi. E gli estremismi non sono mai positivi.

Consideriamo la famiglia dei tempi andati. Eccesso di severità, distacco, timore reverenziale dei figli rispetto al genitore. Nessun dialogo, regole da seguire, punizioni esemplari. Mi ripeto: poco amore, a volte soffocato, come fosse una debolezza. Non che sia, o fosse, una regola applicata da tutti e per tutti: esistevano ed esistono, anche in quel caso, le variabili. La moglie, la donna, poco considerata, salvo eccezioni, atta a procreare, senza o con pochissimi diritti. Madre esemplare, il più delle volte. Totalmente dedita al benessere degli altri. Sotto certi aspetti, unico suo privilegio e… superiorità rispetto all’uomo, la maternità, e di quella si fa forte, causa inconscia di rivalsa nell’uomo e messa in stato di soggezione della donna. L’uomo era figlio di un maschilismo convinto (succede ancora), detestabile e ingiusto, per la verità. Da tale famiglia, uscivano figli, forse tutti d’un pezzo, ligi al dovere ma anche oppressi, rispettosi dell’autorità familiare da riversare poi, a loro volta, sui propri nati. Detto così, sembra esserci poco di positivo in quella famiglia del passato così rigida e militaresca, eppure non le si può negare una maggiore e positiva disciplina, senso del dovere, rispetto dell’adulto e dell’anziano, valori non di poco conto, oggi perduti.

Gli eccessi, si sa, provocano ribellione. 1968. Si arriva alla liberazione della donna (da poco tempo, pensate, le era stato concesso il diritto di voto!!!), anzi per meglio dire, si arriva alla liberazione sessuale della donna. Io che rispetto e difendo il diritto della donna alla propria realizzazione nella società, nella professione e quant’altro, mi domando se… il vero sfascio della famiglia sia cominciato allora, se non altro, da allora, il concetto di famiglia si modifica. Per ragioni anche economiche, non da poco: se non si lavora in due non si campa, anche perché esigenze e pretese si moltiplicano. I genitori fuori casa tutto il giorno, i piccoli affidati alle cure di una babysitter, o alle operatrici del Nido e maestre di scuola materna. Crescendo, subentra la scuola dell’obbligo (che non supplisce i compiti elencati sopra, almeno non dovrebbe) e, dopo? il… parcheggio davanti alla TV, per ore, sostituito oggi dal computer, con connessione internet e i pericoli micidiali che tutti conosciamo, ma molti minimizzano. Così si sono formati i giovani di oggi e si formano i giovani di domani, con i loro riferimenti virtuali non sempre edificanti: ragazzi che conoscono poco il calore dell’amore, che hanno un vuoto dentro tale che… se devono svolgere un tema sulla famiglia non sanno trovare le parole perché ne ignorano il senso.

Marzia Plumeri

Aprile 2007

Parliamone