La guerra per me

Ho letto, riletto i due testi "Parole per non dire" e " Sono grasso e vecchio" cercando quello che li univa o quello che li divideva. Ho voluto tentare di interpretare il pensiero di entrambi, di vedere gli aspetti positivi e solo quelli. Sarebbe forse più semplice schierarsi o cercare una mediazione. Ha ragione uno o l’altro: è un nemico da sconfigger e distruggere? C'è raffinatezza in entrambi, passione e una serenità di fondo. A me non piace fare l’arbitro, preferisco buttarmi e spesso non cercare il salvagente, farmi male. Allora dopo aver letto e riletto "Europeo vecchio e grasso", "Parole strumenti fondamentali di comunicazione", mi sono perso.

Verso gli inizi degli anni ’90 ero a Beirut poi a Sidone mentre gli israeliani bombardavano. Non ho mai capito perché proprio in quei giorni. I giornali nostrani non parlavano che sporadicamente di questi fatti. Guardavo di notte i traccianti in cielo e vedevo il fumo acre delle bombe. E’ stato l’unico bombardamento al quale ho assistito, il resto era solo finzione, film di guerra. Il mio interlocutore, un vescovo melchita, al quale dichiaravo la mia paura, i miei sentimenti contro la guerra, sorrideva, "non preoccuparti hanno bombardato lontano da noi". Alla fine ho convissuto con la guerra, mi era persino normale sentire i bombardamenti, vedere i carri armati per le strade, i posti di blocco, avere le guardie del corpo Il giorno dopo, sotto scorta, andavo a guardare le case sventrate, ma non vedevo la gente, gli uomini le donne i bambini. Non ho più visto bombardamento. Un nemico invisibile sopra la mia testa, ma non contro di me, io osservavo non avrebbero mai avuto il coraggio di bombardare dove ero io, non ero il nemico. Quello non era il mio nemico, era solo un nemico invisibile sopra la mia testa e i miei pensieri, invisibile e rumoroso. Ho letto alcuni passi del Corano da curioso per il desiderio di sapere, di conoscere, di approfondire. Ho letto quello che ho potuto, sono andato a dibattiti, ma il senso dell’impotenza di quei giorni è ancora presente in me.

Vivo in fretta il mio tempo e non corrisponde con il tempo degli uomini. Sono un sognatore, un osservatore e voglio la pace. Ma quale pace ? quella giusta. Ho ancora i primi dubbi sul vivere e sulla vita sul mio vivere e sul mondo e sulla cattiveria degli uomini. Conosco un mondo che in breve si è convertito ad un altro mondo fatto di luccichini e di apparire di bombardanti tratti dai film, mi manca la piazza e l’osteria, il dialogare e il conversare per conversare assieme anche con te. Vivo la mia indifferenza da osservatore come differenza ed allora?

Ecco la "guerra" ecco "l'ideale " ecco "l'eroe". Non lo so e forse non voglio saperlo. Sono un osservatore. Sono bombardato da parole e da immagini, ma sono estraneo e neppure preoccupato. Sono al sicuro e osservo, so che non pagherò il conto che d’altra parte non è mio. Eppure c’è differenza tra la mia cultura e uno "strano" mondo, sul quale ho indagato che esula da me. La prima volta che sono andato in Tunisia credevo di non trovare l’olio per la macchina e mi meravigliavo di vederlo dappertutto. Non parlo di uomini e di eroi parlo solo di parole, quelle con cui sono capace di esprimere i miei sentimenti. Non so odiare e faccio fatica ad amare anche un’idea, ma non sono indifferente, so che mi contraddico. Mi chiedo che cos’è la guerra per me?

Giorgio Baccichetto

ottobre 2001

 

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