La pietà

Ho ricevuto un' e-mail con allegato, spedita da una mia carissima amica alla quale voglio molto bene. Nell'allegato c'è inserita una sequenza di foto con didascalia, con la preghiera di farlo girare. Le immagini sono sconvolgenti e dolorose alla vista di chiunque abbia una visione umana della vita. Vi si vede un giovane uomo che viene catturato da altri uomini in divisa, atterrato, denudato per perquisirlo ( nella didascalia viene fatto notare che almeno le mutande gli sono state lasciate). Nell'ultima foto, la testa è disarticolata e al posto originale una grande macchia di sangue: un attimo prima del colpo di arma da fuoco, quell'uomo era vivo.

La visione è altamente drammatica, atroce. L'origine e il luogo di quell'azione si desume dalle poche righe scritte sotto a commento di un fatto che non ha attenuanti, qualunque fosse la provocazione. E' possibile che a terra si distingua una di quelle cinture con molte tasche, tipiche di certe azioni terroristiche, che vengono indossate sulla carne nuda, imbottite di tritolo. Ma anche questo particolare non giustifica la spietata giustizia sommaria perpetrata. Quell'azione sanguinaria e spietata (come altre in frangenti simili), soprattutto considerando la già avvenuta cattura, non ha attenuanti.

Ma la guerra, il terrorismo, le rivoluzioni non hanno mai ragioni tali da giustificare la perdita di umanità e di pietà.

Accanto a quelle foto, altre sarebbero potute esserci state, di corpi straziati da un attentato terroristico. Un terrorista imbottito di tritolo fra gente ignara, uomini, donne, bambini, esseri umani anch'essi, intenti a vivere la vita nelle loro occupazioni quotidiane. Sarei ugualmente inorridita. Perché la violenza e la guerra sono sempre mostri a due teste che vomitano le medesime nefandezze, indipendentemente dalle ragioni vere o presunte dell'uno e dell'altro contendente. Eppure ho pietà per il kamikaze che ha fatto quei morti, straziando e immolando anche se stesso. E non arriverò mai a capire se spinto dalla propria fede e convinzione, o indottrinato, o semplicemente indotto a sacrificarsi per dare benessere alla propria famiglia che sta morendo di fame. E mi risulta doloroso capire come una somma di denaro, così importante da coprire i fabbisogni di molti anni di esistenza, possa compensare la morte di un figlio, anche se là la vita di un figlio ha meno importanza delle ragioni di stato o religiose.

Ho pietà infinita per quei civili irakeni, tutti, quelli che restano e quelli che fuggono. Ma oggi mi riferisco a quelle donne e bambini che, su una camionetta, pensavano di fuggire incontro alla salvezza e invece sono andati incontro alla morte. Ed ho pietà per quei soldati anglo-americani che, non avendo l'autista obbedito all'alt del posto di blocco, terrorizzati all'idea che si trattasse di kamikaze travestiti, come già avvenuto in precedenza, hanno sparato contro quegli innocenti, uccidendoli. Probabilmente ne porteranno il rimorso nel cuore per tutta la vita, se mai avranno tempo di vivere oltre il tempo di quella guerra.

Ho pietà per i soldati di ogni fazione e di ogni colore che muoiono in battaglia, spesso giovanissimi, senza forse nemmeno rendersi conto del perché si siano trovati là, in quel luogo, in quel momento. Ho pietà delle madri, delle mogli e dei figli che li piangeranno e porteranno in sé finché vivono i segni di quel grande dolore.

Così come ho pietà per tutti quei bambini che muoiono di fame e malattie in paesi in cui l' odio e la violenza sono stagnanti, milioni di vite che si perdono ogni giorno e dei quali si parla sempre troppo poco e per i quali si fa quasi niente.

Ma ho pietà anche per quegli uomini educati all'odio e alla violenza da chi ( e non mi ispira pietà) sa strumentalizzare la natura umana che, per quanto la si creda superiore, rimane sempre animale con il seme della guerra insito nel proprio DNA.

Per questo motivo, non capisco bene e mi addolora la distribuzione di foto che mostrano atti di crudeltà disumana, come se esistessero da un parte sola, perché diventa, anche se involontario, un incitamento alla ritorsione e ad altra violenza. E non ci sono morti di serie A o serie B. Per questo non farò girare quelle foto.

E infine ho pietà per noi tutti esseri umani che non abbiamo ancora capito e imparato quanto sia grande e importante l'amore rispetto all'odio e quanto amare sia l'unica ragione che renda giusto e bello il vivere la vita.

Marzia Plumeri

aprile 2003

 

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