La via di mezzo
Non sono stati liberati dall’infamia, i sospettati di pedofilia di Rignano, pur essendo stati scarcerati. Non è stata provata la loro colpa, ma nemmeno è stata dimostrata la loro innocenza. Se l’innocenza, com’è giusto che sia, è un valore importante, lo è però, soprattutto, nel bambino, l’innocente in assoluto.
Nessuno nega comprensione e compassione per chi è sospettato o, peggio, accusato senza alcuna colpa e quindi ingiustamente infamato, ma ancora più rispetto e diritto di giustizia ha la vittima innocente e tuttavia immolata senza possibilità d'appello o, spesso, nemmeno di ritorno. Troppe volte lo si dimentica, rivolgendo l’attenzione e comprensione maggiore alla presunta innocenza del presunto colpevole. Nel caso di Rigano, è crudele, e, in sospetto di malafede, addurre in difesa dell’indagato, e quindi in maggior offesa per la vittima, che il reato (ignobile, peraltro) sia frutto di fantasia. Difficile che un bambino di tre, quattro anni, possa arrivare con la fantasia a rappresentare particolari sessuali tanto adulti e morbosi. Anche se resta imprecisa o sconosciuta, la causa e le origini delle ignobili violenze, proposte come gioco. Appare, per me, perlomeno inverosimile, considerare fantastiche descrizioni di fatti, ambienti e taluni particolari.
La presunta innocenza è sacrosanta e nessun indagato è colpevole finché la colpa non viene dimostrata. La legge lo stabilisce ed è giusto tenerla presente. Ancora più sacrosanta, direi, è la salute psichica, oltre che fisica, soprattutto di un bambino (così come quella d'ogni vittima di violenza, estrema o no) e quella, prima di tutto, va salvaguardata. E il rispetto che gli si deve è avanti a tutto e tutti, qualsiasi supposizione o interpretazione si possa dare, di difesa o di offesa.
Condivido l’opinione di condanna riguardo gli eccessi dei mezzi di informazione che si nutrono di certi fatti criminosi e ne fanno spettacolo, alzando l’odience: più sono scabrosi e più creano l’attenzione morbosa che ne consegue. Ignorano di recare altro danno, nel caso di Rignano, ai piccoli già fin troppo offesi e violati. Trovo indecente che, indagati e accusatori, siano disponibili alle telecamere e quindi presenti nelle trasmissioni televisive, come personaggi di spettacolo, in offerta spontanea alla "gogna" mediatica. Per poi, in seguito, lamentarsi dell’eventuale giudizio di parte dello spettatore.
C’era già stato, per la parte offesa, il coraggio della denuncia, e tanto ce ne vuole, consapevole del rischio di sbagliate interpretazioni. Perché prestarsi a tanta ulteriore visibilità, a rischio di altro danno alla piccola vittima? Vale anche per i sospettati, clamorosamente scarcerati per presunta… assenza di prove. C’era già stato il loro esultante apparire (ripresi dalle telecamere), al momento della scarcerazione, acclamati dalla folla degli indomabili innocentisti. Perché offrirsi nuovamente in TV all’attenzione di un osservatore che potrebbe riconoscere, o credere d riconoscere, qualche avvisaglia, in un minimo segno gestuale o un’espressione significativa, nel linguaggio del corpo? Il richiamo della spettacolarità pare sia più irresistibile di un normale buonsenso, nascosto sotto il facile alibi di favorire la verità.
Tuttavia, nonostante tutto, trovo legittimo il diritto all’informazione, purché si mantenga nella correttezza e senza speculazioni relative. Inoltre devo anche riflettere che, qualunque essa sia, anche se eccessiva e contestabile, è sempre preferibile all’ignoranza. Con tutti i difetti e critiche possibili, il merito dei mezzi di comunicazione è quello, se non altro, di mettere sull’avviso che certe brutture esistono e che è meglio stare all’erta. Senza arrivare, peraltro all’allarmismo paranoico, quello che la troppa risonanza o ridondanza finisce per suscitare.
Resta, comunque, innegabile che le vittime sono sempre certe, i colpevoli no e la giustizia, a volte, sembra piuttosto miope o indulgente.
E nessuno pare rendersi conto di come l’eccesso diventi ancora più pernicioso quando, oltre che proporre e suggerire (sia pure involontariamente) condanne o assoluzioni a sproposito, incrementi l’emulazione e gratifichi il pedofilo che, da tale sovrabbondanza di spettacolo, trae ispirazione e piacere, fino a crogiolarsi davanti alla TV, come un rettile al sole.
Si sa, la via di mezzo è sempre la più saggia, ma, ahimè, anche la meno praticata.
Marzia Plumeri
maggio 2007