Mai uno spinello.

Sono stata combattuta sull'aggiungere un mio breve commento. 

Ospito in questa sezione, come in altre del sito, chi sa scrivere e  sa di che scrivere.  E' questo il caso dell'intervento di Andraous e di A.N. Si possono condividere, o no, le loro argomentazioni, sempre però esposte nel rispetto di chi legge: ritengo che un'attenta lettura faccia riflettere, anche quando il parere è contrario. Trovo, nel caso in questione, che entrambi abbiano avuto argomentazioni più che valide all'attenzione del lettore.

Può sembrare strano, ma mi colpisce una frase apparentemente marginale nell'intervento di A.N., di quelle che si buttano là, senza conoscere cosa sta dietro alla visione personale di fatti e realtà. 

Non si può dire dell'Andraous che  "non sa" solo perché probabilmente "non si è mai fatto uno spinello"

Il vissuto dell'Andraous appartiene a lui e non sarò io a raccontare di lui. Posso solo accennare che il suo percorso di vita ha toccato il fondo di quella che si potrebbe chiamare strada in discesa, quella che comincia con la spavalderia e la ribellione e porta a oltrepassare i limiti del peggio. Risalire non è da tutti. Far sì che la propria storia sia di monito per ciò che non si deve essere e incoraggiamento per come si possa uscirne fino a poter aiutare gli altri, soprattutto quei giovani nel quali egli rivede se stesso a quell'età, è abbastanza raro.

Non so se l'Andraous si sia mai "fatto" uno spinello. Ma certo tanti ne ha conosciuti che dallo spinello sono partiti e sono finiti là da dove è difficile risalire.

Premesso questo, trovo la ricostruzione e l'analisi storica di A.N. , della droga nel tempo, molto precisa e suggestiva. Droga nell'illusione di oblio o felicità, strumento gestito dal potere, arma di assoggettamento politico, ma anche mistico o religioso, tuttavia deprecabile qualunque fosse e sia il fine, consapevole o no.

Per quanto mi riguarda e per quel poco che può valere la mia opinione, penso che, se c'è una causa originale di tutto, lo spinello è di certo la partenza di un percorso che può portare al passaggio, voluto o no, spesso indotto, a dipendenza ben più grave.

Di certo la droga, quella cosiddetta pesante, è un mostro che divora e uccide e spesso è arma letale che induce al delitto più disumano anche la vittima: la cronaca nera c'insegna. Porta anche alla morte su strada ( sembra un male minore...) che A.N. cita. E, sempre riferendomi ad altra frase, se un coltello, oggetto di uso quotidiano, può diventare strumento di morte in mano all'omicida, ma non per questo viene messo al bando, è anche vero che si tiene lontano dai bambini, così come li si protegge dalle prese di corrente o da veleni di uso domestico, insegnando  loro che sono pericolosi.

Non aiuta certo sapere che anche di alcolismo si muore, più che di eroina e in percentuale più alta, o cirrosi epatica, o di altre patologie spesso incurabili. Anche la droga è un cancro del quale, se preso all'inizio si può guarire, ma in fase terminale, a meno che non intervenga un miracolo, no.

Non ho mai saputo, di mescita di vino o alcolici all'uscita delle scuole, ma di spaccio e iniziazione alla droga, fuori della media inferiore e perfino della scuola elementare, sì. Non si fa cenno, nei due scritti, ai venditori di morte, gli spacciatori, forse in passato a loro volta vittime iniziate dapprima allo spinello, quelli che adescano e lusingano e fanno credere che per stare al passo con i tempi bisogna provare e dimostrare che non si ha paura di trasgredire.

Mi è difficile provare pietà per i venditori di morte. Ma questo è altro discorso.

Ammetto, tornando alla frase di A.N. rivolta però all'Andraous, di non aver mai fumato uno spinello, quindi non ho molta competenza in merito né frequentazione di chi fa uso di droghe leggere, con disinvoltura e senza danno, come potrebbe con una normale sigaretta a base di tabacco. Ma, che di nicotina si muore lo sappiamo e mi pare che largamente ne veniamo informati. Io... beh, ho fumato pochissimo in passato e sempre per spirito di emulazione, trovandomi fra fumatori. Ma poi ho smesso.

Ma ho conosciuto, in passato, due ragazzini, iniziati, prima all'erba e di seguito all'eroina, a partire dal 12 anni di età, per un contatto fuori della scuola, incoraggiati dai compagni già iniziati. Sono morti, poco più che ventenni, per droga e…  con le conseguenze estreme che da essa derivano. Eppure erano i più spavaldi, e apparentemente i più sicuri, del gruppo.

Certo, fumare il primo spinello sarà parso loro solo una spavalderia, un'emulazione, una ribellione, un insulto/segnale silenzioso a chi loro non aveva dato né saputo insegnare l'amore, avendoli privati d'amore. Mai avrebbero supposto una fine orribile a vent'anni. E che pochi, per poco tempo, avrebbero pianto la loro morte, quasi una liberazione da una condizione di estremo disagio familiare, ritenendoli anche responsabili del male fatto a se stessi e agli altri. Certo l'ingenuità, o l'eccesso di sicurezza, avevano facilitato il compito alla droga assassina. Tanto che può fare qualche spinello? Tanto si può smettere quando si vuole…

E, nell'ipotesi reale oppure opinabile, che una mente sana non ne diventi schiava , il semplice affermarlo può fare un danno irreversibile, a quei tanti, già fragili in partenza.

Marzia Plumeri

luglio 2003

 

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