Maternità

Una lettrice mi ha scritto, dietro l'onda di un'emozione, una lunga mail che preferisce non sia pubblicata. Rispetto il suo desiderio, ma ciò non toglie che io sviluppi il tema proposto in questa sezione che tratta argomenti di interesse generale, spesso ispirandosi a fatti di attualità.

Nella mail mi viene posta la domanda che accenno: " …può una madre arrivare tanta efferatezza?.."

Ma il sentimento che pervade il testo è di angoscia e paura e la domanda si trasforma in un'altra ben più agghiacciante: - Potrei io un domani… -

Tutto nasce da un dibattito seguito in TV sul quale, guarda caso, ho avuto modo di soffermarmi anch'io, dissentendo in gran parte dalle affermazioni analitiche dei presenti.

Premetto che una madre è anzitutto una donna e, prima ancora un essere umano, con pregi e difetti, vizi e virtù, sentimenti positivi e negativi e soggetto a istinti che possono degenerare, dopotutto, per quanto evoluto e dotato di intelligenza e sentimento, ha un'origine animale come ogni essere umano. In alcuni casi eclatanti ciò diventa offesa per gli animali. Ma questo è altro discorso.

Altra premessa, preferisco non riferirmi al caso di attualità che vede inquisita una madre, dal momento che chiunque è innocente finché non viene condannato da un tribunale attraverso prove concrete di colpevolezza. E poi esistono gli errori giudiziari, riconosciuti, a volte dopo anni, di carcere. Quindi nessun giudizio, o pregiudizio.

Torniamo al confronto fra esperti: con tutto il rispetto per la loro qualifica, sono rimasta sconcertata.

Ne è emerso che la maternità sia una condizione che già nasce conflittuale, fino al rifiuto estremo. Fra madre e figlio una mescolanza di amore e odio. Qualcuno ha spiegato che la tradizione stessa faccia della modalità del concepimento un percorso impuro. Si parte dall'inseminazione e si arriva al parto. Una dei presenti ha ammesso di essere rimasta sconvolta da bambina, quando ha saputo come e perché: evidentemente non sono riusciti a ben spiegarle che la procreazione è principalmente, salvo eccezioni, un atto d'amore. Per chiarire meglio il concetto venivano scomodati Gesù e il Buddha. Il primo nato da Maria Vergine, quindi incontaminata da atto sessuale, il secondo, nato dal fianco della madre, percorso molto più poetico che non quello naturale: per chiarire il concetto, sono state citate leggende ed eccezioni, nell'intento di spiegare un certo tipo di giudizio nella mentalità popolare.

Mi spiace, non condivido il parere di quegli esperti e nemmeno penso che gli esseri umani si lascino così negativamente condizionare tanto da rendere quasi insindacabili le ragioni di conflittualità fra madre e figlio.

Nessuno dei presenti ha contemplato il fatto che inseminazione, gestazione, parto, puerperio, allattamento e educazione del nascituro, siano un percorso perfettamente naturale, molto sereno e dolce e anche poetico per ogni essere vivente, in una modalità uguale per tutti i mammiferi della cui specie l'essere umano fa parte.

Che poi accada che fra madre e figlio a volte subentri una certa conflittualità o rivalità o gelosia, o confronto non sempre edificante, questo è evidente anche fra animali di specie meno evoluta che si troveranno a lottare e a sbranarsi per un predominio sul branco.

Ma l'essere umano da essi si distingue essendo dotato, si spera, di maggior intelligenza e capacità di sentimento.

Poi ci sono casi di femmine animali che divorano i cuccioli neonati alla nascita, casi eccezionali in verità, come di alcune madri umane che partoriscono ( magari dopo aver nascosto non si capisce come una gravidanza) da sole e in segreto, tagliano il cordone ombelicale e gettano il neonato in un cassonetto o lo chiudono in un sacco di plastica dentro un armadio. Fattacci di cronaca nera che mi fanno contorcere le viscere. Ma sono casi eccezionali di maternità solo biologica: niente hanno a che fare con la MATERNITA' intesa nel senso puro e sacro della parola che è soprattutto amore e spirito di sacrificio e dedizione totale. Forse, di questi tempi, quel senso si è abbastanza perduto, ma non certo al punto di fare di ogni madre una potenziale assassina.

Del resto lo stesso si potrebbe insinuare per un figlio, un padre, sorella, fratello e così via di seguito: ma il crimine è un eccezione e non un regola, vivaddio!

Che poi per alcune madri biologiche l'accettazione di una gravidanza possa essere forzata o fisicamente o psicologicamente e quindi rifiutata, così come  possono essere vissuti con fastidio i nove mesi di gestazione, per non parlare del dolore del parto ( che quasi tutte oggi evitano con tecniche moderne) è altra storia non certo generalizzata. Accade quindi che certe madri, poco materne, riversino rancore e colpe sul figlio per la sofferenza e per l'impegno, per il legame che ritengono pesante… Va anche detto che quel tipo di madre avrebbe avuto modo di disfarsi del potenziale figlio con molto anticipo e con procedura legale.

E poi c'è la follia, cellule cerebrali che s'inquinano in una mente di per sé già fragile o predisposta e quella non è prerogativa soltanto di una madre. Ci sono stati padri che per vendicarsi di un abbandono hanno ucciso i figli così da condannare la moglie ad una sofferenza eterna.

(Una motivazione simile è frequente anche nel suicidio, inteso come rivalsa e volontà di colpevolizzare  di chi rimane).

Vorrei tranquillizzare l'amica che mi scrive: mi racconta delle sue nottate insonni, del suo piccolo che si sveglia più volte, dei pannolini, del marito che seguita a dormire, della sua stanchezza fisica, della disattenzione intorno… Ragazza mia… Io ho voluto e avuto tre figli ( a distanza ravvicinata) che ho amato prima ancora che nascessero e seguito ad amare profondamente. Ci sono stati anni di nottate insonni e a volte di patemi, ma non ne sono impazzita: nemmeno tu impazzirai.

Mi sovviene spesso un racconto, o favola, letto da bambina, che altre volte ho proposto. Si parla del cuore di una mamma. Lo sintetizzo di seguito.

Un figlio era un ribelle, per sua natura o per circostanze. Frequentando cattive compagnie era diventato un cattivo soggetto e forse la madre non era stata così attenta da prevenire o salvarlo da se stesso. Lui le chiedeva soldi e spesso la picchiava. Un giorno la uccise, ma riusci a farla franca. Al funerale si offrì di portare da solo la cassa sulle proprie spalle, sembrava davvero disperato e forse lo era. Il peso era eccessivo così incespicò e cadde e la cassa franò a terra. Da essa uscì una voce che chiedeva: " Ti sei fatto male, figlio mio? ".

Non ci sono commenti e potrei chiudere qui.

Ma, nelle parole dell'amica che mi scrive, nasce quasi la convinzione che una madre sia potenzialmente un'assassina e lei stessa viene presa dal timore di poter diventare tale. Stiamoci attenti.

Spesso voler trovare a tutti i costi la spiegazione di un crimine, coinvolgendo tutta una categoria di individui, mi sembra semplicistico e anche pericoloso per un certo spirito di emulazione che potrebbe seguirne.

Certo l'assassinio di un figlio, specie se bambino, sconvolge e fa pensare. Più che il contrario:  un figlio che uccide una madre… Ma non vuol dire che i milioni o miliardi di madri e di figli siano dei probabili assassini.

L'uomo ha in sé, di per se stesso, il bene e il male, a volte predomina il secondo, ma in percentuale limitata rapportata ai miliardi di esser umani che compongono l'umanità.

E questa convinzione mi rinfranca.

Marzia Plumeri

marzo 2002

 

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