Muoversi nelle sinuosità dell’Unione europea
Moneta unica, abolizione delle frontiere interne, copertura sanitaria. Con questo viatico, ilcittadino comunitario si accinge a viaggiare tranquillo nei paesi dell’Unione europea.
Ma non è tutto oro quello che riluce, poiché le citate garanzie sono in via di perfezionamento, e alcune forse mai lo saranno, visti egoismo e orgoglio nazionale di alcuni "Stati membri", come recita il lessico europeo.
Cerchiamo di orientarci nella mappa della libera circolazione. Sono ormai 27 i paesi che fanno parte dell’Unione europea, ma solo 22 di essi hanno sottoscritto l’Accordo di Schengen che abolisce i controlli alle frontiere interne. Quindi, teoricamente, in tali Stati non sarebbe necessario esibire passaporto o carta d’identità.
In dettaglio, i 27 paesi che compongono l’Unione europea, seppure qualcuno con modalità particolari, sono: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria, Irlanda, Regno Unito, Cipro, Bulgaria, Romania. Mentre quelli che non effettuano più controlli alle frontiere interne risultano essere: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, più Islanda e Norvegia (che non appartengono all’UE).
Pertanto, occorre munirsi di passaporto o carta d’identità per entrare in Irlanda e nel Regno Unito (non hanno sottoscritto l’Accordo di Schengen), come per accedere a Cipro, Bulgaria e Romania che non partecipano ancora totalmente all’Accordo.
Comunque, avvertono gli organi competenti europei, è sempre meglio portare con sé uno di tali documenti, in quanto potrebbe essere richiesto di provare la propria identità. Questo, per motivi di ordine pubblico o di sicurezza nazionale; inoltre, per periodi limitati possono essere effettuati controlli alle frontiere interne.
L’euro, la cosiddetta moneta unica, è utilizzabile solo in 16 paesi dell’Unione, che sono: Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. L’euro ha valore anche in molti territori d’oltremare come le isole Azzorre, le isole Canarie, Ceuta e Melilla, la Guadalupa, la Guyana francese, Madeira, la Martinica, Mayotte, l’isola della Riunione e Saint-Pierre e Miquelon. Anche il Principato di Monaco, San Marino e la Città del Vaticano hanno adottato l’euro come moneta nazionale, mentre paesi quali Andorra, il Kosovo e il Montenegro, utilizzano l’euro come valuta de facto.
Restano pertanto fuori dall’euro: Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Svezia, Ungheria, Regno Unito, Bulgaria, Romania. In tali paesi quindi è necessario adoperare le loro monete, che fra le variazioni del tasso di cambio di gennaio 2009, valevano, rispetto a € 1: Corona danese 7.45, Corona estone 15.6, Lats lettone 0.70, Litas lituano 3.45, Zloty polacco 4.14, Corona ceca 26.6, Corona svedese 10.95, Fiorino ungherese 266, Sterlina inglese 0.97, Lev bulgaro 1.95, Leu rumeno 4.02.
In fatto di valuta, c’è da aggiungere che, alle stesse condizioni del proprio paese, si possono usare dovunque bancomat, carte di credito e bonifici (fino a € 50.000), mentre è consentito entrare in Ue o lasciarla portando con sé contanti fino a 10.000 euro.
La copertura sanitaria è garantita, ma prima di partire è previdente richiedere una tessera europea di assicurazione malattia, gratuita. Per inciso, alcuni paesi hanno deciso di incorporare la tessera europea sul retro della rispettiva tessera nazionale, mentre altri hanno deciso di emettere tessere separate.
Comunque, in caso di incidente o malattia imprevista durante un soggiorno in un paese dell’Ue -oppure in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera- i cittadini comunitari possono avere dalla pubblica sanità cure gratuite, a costi ridotti o pagandole per intero, a seconda delle norme in materia del paese in cui ci si trova. E’ opportuno, quindi, conservare fatture, prescrizioni e ricevute per ottenere l’eventuale rimborso una volta tornati a casa.
Ma non è finita con la vicenda della "protezione sanitaria". Infatti, è consigliabile sottoscrivere un'apposita polizza –avvertono gli organi competenti-, poiché solo alcuni paesi dell’Ue coprono per intero le spese per le cure mediche e annessi. Una malattia o un incidente all’estero possono comportare spese aggiuntive di viaggio, alloggio e rimpatrio, per le quali, appunto, è opportuno essere assicurati.
Per chi si muove in automobile, una buona notizia: la patente di guida e la polizza di assicurazione della propria auto, rilasciate in un paese comunitario, sono valide in tutto il territorio dell'Ue; ma attenzione alla "carta verde": sarebbe ormai inutile ai fini di un eventuale rimborso, però è meglio portarla con sé in quanto agevola la liquidazione del danno nel caso malaugurato d’incidente. Buon viaggio!
Maurizio Testa