Il Natale e il rispetto
Notizia ascoltata ieri in TV. Non so se io l'abbia intesa nella sua interezza, o qualcosa mi sia sfuggito, di sicuro c'è che mi ha lasciata allibita. Non ho potuto leggere giornali ( penso che ne abbiano scritto) perché bloccata nella mia casa di campagna per una brutta influenza.
Questo il fatto: in una scuola di una località del nord Italia, ricordo vagamente il nome, non lo ripeto per non sbagliare ( e del resto non è determinante) hanno deciso ( o, spero, solo proposto), per rispetto agli alunni di diversa etnia e religione ( immagino sia una scuola elementare) che nel Presepe, nella mangiatoia, al posto del Bambino, sia posta l'immagine di Cappuccetto Rosso. Sembrerebbe quasi che la nascita del Bambino venga intesa come favola e un personaggio sostituito con un altro. Non è finita, è stato anche stabilito ( o proposto) di sostituire, nelle varie circostanze verbali o di lettura, il nome di Gesù con la parola virtù… nel rispetto della rima, bontà loro.
Trovare un commetto distaccato, mi spiazza totalmente. Mi sento offesa. E lo sono talmente che mi affluiscono così tante parole dietro i pensieri che faccio fatica a metterle in ordine senza trascendere.
Io mi domando se la mente umana improvvisamente sia stata infettata da virus e talmente danneggiata da non saper elaborare nemmeno cellule preposte all'intelligenza e al buonsenso. Ma soprattutto il virus ha cancellato il concetto di rispetto. Per fortuna, spero, non è ancora epidemia. Davvero me lo auguro.
Si è parlato e si parla di spirito umanitario, di attenzione, di mano tesa al più debole, di accoglienza e si insegnano, e molti li praticano, questi principi eccellenti.
Princìpi che, guarda caso, quel Cristianesimo ci insegna e si riassumono nell' amare il prossimo come se stessi. A parte questo, lasciando da parte l'appartenenza ad una religione piuttosto che un'altra, alle fede in un Credo oppure a valori morali che possono appartenere anche all'ateo (che oltretutto professa una sua Fede di NON appartenenza), parliamo di RISPETTO.
L'accoglienza ci porta all'accogliere con rispetto chi ci chiede asilo, chi dovrebbe, ma non lo fa, integrarsi fra noi. E il rispetto è sacrosanto, per la credibilità di chi accoglie l'esule, il profugo: rispetto per le diverse tradizioni, religione, cultura e costumi. Ma ecco che… il misterioso virus ci provoca un paradossale e inconcepibile pseudo rispetto e ci fa pensare che "noi", e non loro, dobbiamo integrarci ai loro usi e costumi, disconoscendo i nostri, arrivando perfino a ridicolizzarli.
Il Presepe è tradizione nostra, da secoli e fa parte della nostra cultura. Non tutti rappresentano il Presepe, per svariarti motivi, nelle loro case o lo considerano un simbolo, una tradizione. Così come non tutti sono credenti. Ma molti sì. Però ogni anno lo troviamo, da secoli, o nelle chiese o in luogo aperto, soprattutto nei paesi più che nelle città, forse più al Sud che al Nord, indipendentemente dal credere-non credere e per la gioia e il sorriso di bambini e adulti. Del resto, mai sentito che gli atei, abbiano ignorato la festa del Natale con lo scambio dei doni, tradizione che nasce dai doni portati dai Magi a Gesù, ricordando una Nascita storicamente avvenuta e questo non lo si può negare. Che poi per i cristiani, quella Nascita, sia una ricorrenza di fondamentale importanza è altrettanto innegabile. E questo merita rispetto.
O vogliamo forse negare che il valore del rispetto sia meno importante per un ateo piuttosto che per un credente?
Chi non pretende per se stesso il rispetto? O vogliamo riservarlo solo a coloro che essendo di etnia diversa si sentirebbero a disagio nell'espressione delle nostre tradizioni?
E il ridicolo si fa offesa: un Cappuccetto rosso al posto di Gesù Bambino, il nome di Gesù sostituito dalla parola virtù. Quel Gesù che credenti o non credenti sanno essere storicamente esistito e così importante per l'origine della nostra cultura e civiltà, quel Gesù che, senza differenze, insegnava l' amore e il rispetto verso tutti. Sentimenti che, oggi, Natale, qualcuno Gli nega, dando credito alle fisime di pochi.
Non credo, d'altra parte che una simile richiesta, possa essere partita, da chi, ospite nel nostro paese, sa bene che se noi fossimo ospiti nel loro, mai chiederemmo di eliminare simboli e tradizioni trovate là, né tantomeno ci sentiremmo disturbati, anzi semmai arricchiti nella conoscenza di una diversa cultura. Anche perché consapevoli che, mancando di rispetto agli altri, lo si toglie anche a stessi.
E cominci, caro direttore di quella certa scuola, col non perdere il rispetto di se stesso, improvvisando azioni offensive, se non blasfeme, come quelle proposte nella scuola che dirige, fraintendendo il vero valore del rispetto.
Marzia Plumeri
10 dicembre 2004