Il perdono
Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Ma forse si riesce a perdonare quando non si è persa la speranza. Se manca l speranza quindi quella convinzione che ti spinge a sentire nel cuore la possibilità di un cambiamento negli altri, tutto è più difficile, perché manca il corrispettivo al senso del dolore.
E' vero, sono considerazioni generiche, come sono generiche le supposizioni che superficialmente si fanno sulla possibilità dell'uomo di perdonare.
Chi non vive direttamente, sulla pelle l'immenso dramma , come quello della madre cui hanno rapito... o ucciso un figlio, può solo supporre, immaginare il dolore... ma è una parvenza. Credo che chi non ha provato, non possa... immedesimarsi.
La mia mente, il mio cuore, mi dicono che il perdono è l'unica angusta e nobile strada per andare avanti, ma sono il primo a riconoscere la semplicità delle mie considerazioni.
L'esperienza della vita infantile mi ha portato molti dolori psicologici, attualmente vivo un conflitto interiore, per la difficoltà di relazione che ho con mia madre. Dico sempre a me stesso che ho perdonato, il cuore ha perdonato, ma talvolta sento rancore che reprimo, trovo difficoltà a confrontarmi con lei. Significa che in fondo in fondo ancora non ho sciolto il nodo... non ho perdonato, nonostante la mia assoluta intenzione di farlo, di andare oltre.
Alla luce di questo, credo che il perdono, per chi ha vissuto, e vive situazioni così angoscianti e assurde come il rapimento di un bambino malato, sia solo per coloro che credono e accettano la trascendenza della vita, persone rare, in grado di accettare sulla pelle la cattiveria, la malattia mentale, l'assurdo delle distorsioni umane che non hanno altro senso se non il gratuito dolore altrui.
Noi siamo esseri umani, quindi imperfetti e la nostra cultura non ci ha insegnato a perdonare: la storia è intrisa di sangue, di ingiustizia, di sete di potere, di cattiveria gratuita... chi vive un dramma così grande come quello della madre cui è stato rapito il figlio non può perdonare.
E' vero, semplice dire che è colpa della società, del sistema, dei modelli educativi, la generalizzazione porta sempre giustificazione , riduce la colpa al colpevole con le attenuanti. Resta sempre il problema: chi subisce non può perdonare.
Nella società in cui vi sono le regole, l'ordine giudiziario che infligge la pena, si può parlare di giustizia... ma a me sembra che , in genere, non risulti un buon deterrente, anche perché la giustizia è pur sempre applicata da uomini.
Franco da Pistoia
16 marzo 2006