Si potrà perdonare?
Oltre all’azione criminosa e ignobile del rapimento, c’è l’aver inflitto il terrore nell’animo di un bambino così piccolo che ancora non sa parlare e non ha quindi nemmeno un mezzo elementare di comunicazione ed esternazione. "L’uomo nero" degli incubi infantili, volto coperto, mani estranee e impietose, lo hanno strappato dal calore, odore, sapore del seno di sua madre che, quando era irrequieto o stava male, ancora lo allattava per tranquillizzarlo. Quella madre che per un bambino, e soprattutto così piccolo, è l’unico riferimento, il rifugio veramente confortevole e sicuro. Il terrore lo segnerà per sempre, anche quando i suoi aguzzini volessero, lo spero con tutta me stessa, restituirlo.
Col passare dei giorni, la speranza si fa più debole e, al solo pensarlo, il dolore si espande, diventa urlo nel cuore di tutti coloro che, un cuore, lo hanno.
Resterà segnato, sia pure in modo diverso, anche il fratellino di otto anni che seguiterà a domandarsi perché mai il piccolino, malato, febbricitante e così vulnerabile, sì, e non lui, più grande e più sano. E se ne farà, sbagliando, una colpa. Ci vorrà molto amore e capacità di infondere fiducia per convincerlo che colpa non ha.
Chi è madre, e si immedesima, percepisce che, al posto di quella mamma, c'è da perdere la ragione. Ancora una volta, penso all’altro bambino, al dolore che si aggiunge al dolore. Un’onda immensa che si trasmette e dilaga, ma chi è estraneo ai fatti, presto, dimenticherà, per quanto ora ne sia coinvolto e sconvolto.
Io mi auguro che chi ha rapito Tommaso abbia saputo quantomeno affidarlo a mani che, accudendolo, gli riservino un’illusione di amore e di calore materno.
In casi come questo, tanti altri, purtroppo, la cronaca ci racconta, altrettanto e a volte ancora più strazianti, mi domando come si possa parlare un domani di comprensione, rieducazione, recupero. Perché, se è vero che esiste il bene, è anche vero purtroppo che esiste il male. Molti lo vivono compiacendosi del dolore degli altri, forse gloriandosene. Si potrebbe ipotizzare (fantasia) che vogliano vendicarsi dell’essere stati privati della capacità di amare, alimentando la propria crudeltà, incapaci di pietà, quella che forse un domani pretenderanno per sé. Ammesso che, a quel tempo, si possano compiangere, è ben difficile riuscire a perdonare o fidarsi che il male, miracolosamente, si sia trasformato in bene. Bello sarebbe poterlo credere.
Marzia Plumeri
10 maro 2006