PIETA’ e PIETA’

 

Ho letto con particolare interesse le parole su un tema che ci dovrebbe accomunare tutti, donne e uomini di buona volontà. La pietà per la sofferenza non dovrebbe avere confini, né, di fronte ad un corpo martoriato, chiedersi di quale parte esso fosse.

Ho usato il condizionale perché, purtroppo, così non è da molti anni e continua a non esserlo per una parte della società che misura i fatti costantemente e spudoratamente con diversi pesi e misure. Confesso che la cosa mi dà molto dispiacere e mi amareggia anche di più.

Quando vedo le manifestazioni degli ultimi tempi per la pace, mi chiedo perché nella folla si agitino, in mezzo alle bandiere arcobaleno, tante bandiere di un colore non propriamente ‘pacifico’. Sventolare bandiere rosse significa automaticamente volere la pace? E come mai non si parla mai degli atti di guerra di Saddam Hussein?

Forse i 5000 curdi gassificati non meritano pietà, tanto di loro a chi importa? E che ne pensano i milioni di cambogiani ammazzati dai Kmer Rossi in nome della purezza della rivoluzione socialista? Per non parlare dei milioni di appartenenti alle Repubbliche Socialiste Sovietiche morti nei campi di lavoro in Siberia… O dei morti algerini risultato delle cannonate dei carri armati del regime, scusate, governo (un regime è sempre e solo di destra) socialista algerino.

Per tutti questi non vale la pietà? Di pace poi non parliamone…

Pochi anni fa non mi sembra di ricordare marce e manifestazioni per la pace per i morti ed i bombardamenti di Serajevo fatti da soldati italiani con aerei italiani. Ma quella, a detta della parte politica allora al governo, non era una guerra, era una "operazione militare". Evidentemente non essendoci "guerra", non si può parlare né manifestare per la "pace".

Ma la lista si potrebbe allungare molto, visto che in Israele, a quanto sembra guardando i TG, ci sono sempre e solo funerali (qualcuno anche fasullo) di poveri palestinesi, mentre gli israeliani a quanto pare i loro morti non li seppelliscono mai. Eccetera.

Non sono più ahimè un giovincello, e tutto questo mi fa ricordare un periodo tanto brutto della nostra storia, gli anni 70, detti anche gli anni di piombo. Me ne ricordo ancora con rabbia e tanto dolore, ripensando alle giustificazioni che un certo tipo di piombo raccoglieva da tanta parte degli italiani, in opposizione alle unanimi condanne dell’altro tipo di piombo. Allora mi sentii dire appunto da un mio collega, che le pallottole non sono tutte uguali, a parte il calibro, e che alcune di queste avevano una loro giustificazione. Non ho mai in vita mia, o ben raramente, augurato il male a nessuno, ma quel giorno ho augurato, e vi assicuro di tutto cuore, a quel collega che una di quelle pallottole "giuste" ammazzasse suo figlio.

Purtroppo gli anni passano, ma siamo ancora oggi nella stessa situazione e se qualcuno dice che i morti sono morti, a prescindere dal colore della divisa che portava, e che meritano comunque la nostra pietà, viene ancora "guardato storto" se non tacciato di "fascismo". Né alcuno mi toglie dalla testa che se oggi al governo ci fosse ancora la parte politica che governava ai tempi della guerra in Jugoslavia, di manifestazioni per la pace non ce ne sarebbero state, o almeno sarebbero state di ben diversa levatura, né qualche sindacato avrebbe organizzato e sovvenzionato la gente perché a queste manifestazioni partecipasse.

Dopo tutte queste considerazioni, per quanto mi riguarda tutte, e ripeto, tutte le violenze hanno la mia condanna così come tutte le vittime di tale violenze hanno la mia pietà. E quando parlo di violenza mi riferisco a tutti i tipi di violenza, ivi compresa la violenza non di tipo fisico che a mio parere è la più "violenta".

Riusciremo prima o poi a poter considerare serenamente i fatti o perlomeno a considerarli dai diversi punti di vista, e migliorare la nostra vita?

Mah…

 

Mario Alexandrini

aprile 2003

 

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