Ragazzi di ieri e di oggi (risposta alla 3a T)


 
Siamo la classe 3^T dell'istituto Abba di Genova, stiamo lavorando su delle riflessioni riguardo la gioventù odierna...
Il nostro scopo è quello di far vedere che la "nostra" gioventù non è meglio o peggio delle altre, ma semplicemente "come" le altre...
Abbiamo trovato più di uno spunto di riflessione sull'argomento, ma quello che più ci interessa, è il motivo dell'accanimento contro questa gioventù...
Forse invidia??? Del fatto che noi siamo giovani, siamo liberi, siamo nel fiore degli anni e loro non più???
Forse rimpianti??? Di cose che loro alla nostra età non hanno fatto e che noi invece si???
E perché si parla sempre delle cose negative che facciamo e non di quelle positive...
Si trovano più spesso delle cattiverie su di noi, che delle cose positive che comunque ci sono... Magari non sono tante come le cattiverie, ma ci sono...
Noi forse siamo troppo coinvolti per trovare una risposta a questo problema, ma qualcuno di "esterno" come te, forse può aiutarci a trovare delle piccole risposte...

Grazie dell'aiuto...
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Cominciamo col dire che è più facile criticare piuttosto che lodare: il motivo più banale è che i "bravi ragazzi" non fanno notizia. Ma ciò vale in qualsiasi campo.

Detto questo, è vero che i giovani sono cambiati ma è anche vero che ogni effetto è preceduto da una causa e inoltre non si può troppo generalizzare. I ragazzi sono "tutti" cambiati, nel bene e nel male, ma è l’eccesso negativo che sconvolge e fa notizia.

Si deve però avere il coraggio di riconoscere che il cambiamento di costume dei giovani è cominciato, e andato avanti di pari passo, con la cosiddetta emancipazione femminile. Vero che quella è scaturita da un sacrosanto diritto alla parità fra i sessi, però sfido a dire che le donne se ne siano così tanto avvantaggiate, basta osservare cosa accade alle donne d'oggi. Non vedo alla fine tanti privilegi.

Penserete che eludo l’argomento, non è così. La donna (ma non tutte) si è forse riscattata, molto spesso malamente, scimmiottando il comportamento negativo maschile, procurandosi giudizi critici e azioni di rivalsa del maschio che s’è sentito prevaricato. Ma… tali donne e tali uomini, nella loro smania di spazi personali e di corsa alle proprie priorità, hanno considerato la perdita di riferimento dei propri figli? Hanno avuto tempo, modo e capacità di dimostrare amore e quindi d'insegnarlo? O pensano che le varie concessioni, al di fuori della propria presenza, siano sufficienti a supplire il dialogo e l'ascolto?

Non è una critica, né un’accusa, solo la riflessione che i giovani di oggi hanno pochi e validi riferimenti positivi. Crescono negli asili nido e scuole materne, segue poi la scuola dell'obbligo che non può essere un surrogato di famiglia, nel pomeriggio stazionano davanti alla Tv, in seguito, vanno a braccetto con la play station. Seguiranno le allegre compagnie, le discoteche, le veglie notturne in età sempre più precoce. Qualche bambino, più fortunato, ha forse la supervisione e l'affetto di una nonna o un nonno, anch’essi però reduci del ’68 e delle proprie rivendicazioni, quindi, a volte, complici involontari o perfino consapevoli. Sono spesso casi di famiglie agiate, dove si suppone che l’amore si dimostri con la permissività, le concessioni, la "paghetta" generosa, il tutto permesso, in ragione di una fiducia opportunistica che impegna meno. Forse i "cattivi" ragazzi è più facile riconoscerli fra i più insospettabili? La cronaca insegna.

I giovani di oggi, quasi tutti, non sanno amare, non conoscono sentimenti, non glieli hanno insegnati, non hanno il senso del rispetto, soprattutto si annoiano e commettono azioni che, coscienti o no, sono un urlo di disperazione, come ho già avuto modo di scrivere in altra occasione. Hanno fame di amore e non lo sanno, agiscono per neutralizzare la mancanza di essenziale. Di chi la colpa? Non sarò certo io a sentenziarlo, non mi spetta. Genericamente si accusano la società, i mezzi di comunicazione, gli eccessi della tecnologia. Nessuno che faccia un esame di coscienza personale.

Detto questo, non credo che si parli dei giovani in termini negativi per semplice invidia, così come suggeriscono i ragazzi della 3a T. L’invidia ingrassa chi la subisce, diceva mia nonna, e gli allunga la vita. Non è invidia, ragazzi miei, è disinteresse e fraintendimento del problema originale, è la sindrome dello struzzo che nasconde la testa nella sabbia, spesso è egoismo.

I ragazzi di oggi… a confronto di quelli di una volta… 

I giovani di una volta erano più educati e rispettosi, diciamo anche timorosi degli adulti, genitori e insegnanti fin troppo presenti e assillanti, se si può definire il troppo. Restrizioni, perfino oppressione o inquisizione. Erano tempi diversi oppure simili? I giovani di allora si maceravano nei sensi di colpa per aver trasgredito in segreto e, se scoperti e puniti, non opponevano resistenza. Chinavano il capo. Oppressi dal senso del peccato, anelavano alla libertà ma non osavano manifestarlo. Erano tempi peggiori? Quei giovani sono gli adulti di oggi, figli di un passato lontano, gli stessi che si ribellarono alla mancanza di libertà, che chiesero di esprimere se stessi senza sentirsi in colpa o essere segnati a dito o esposti alla gogna pubblica. Quelli che vi hanno aperto la strada, giusta o sbagliata che sia, ragazzi miei.

Dovrebbero invidiarvi? Per quale motivo? Avevano ideali che rivendicavano. Invidia forse perché siete liberi di ridere in faccia ad un insegnante e magari schiaffeggiarlo, tanto i pochi giorni di sospensione permetteranno di godersi l’assenza dalla scuola, in piena libertà? S'invoca maggiore disciplina, può servire? O porterà a maggiore esasperazione?

I mass media ci propongono esempi quotidiani, sono i parametri del nostro- vostro tempo. Che percentuale distingue i bravi e i cattivi ragazzi? Sono pochi, sono tanti? Quale percentuale è più alta? Oggi vanno di moda i sondaggi e le statistiche, cosa dicono le statistiche?!

I "bravi" non fanno notizia, ma quali sono i bravi ragazzi? Quelli che frequentano la scuola con profitto, che fanno volontariato? Quelli che s’innamorano e ci credono? Quelli che tornano a casa e trovano la tavola apparecchiata, o quelli che l’apparecchiano perché nessuno li sta aspettando? Coloro che studiano e vogliono affermarsi per allontanarsi presto da casa e da una famiglia impegnata e distratta, rendersi indipendenti anelando una famiglia propria? Questi ultimi mi ricordano più i ragazzi della mia generazione che intendevano affrancarsi e riscattarsi. Invece, i ragazzi di oggi, negano l’idea di famiglia, il concetto si è perso nella notte dei tempi, è un progetto obsoleto. Delusi, direi anche rancorosi, annoiati, miscredenti, scettici. Hanno davanti il quadro deprimente di matrimoni che, nel giro di pochi anni, o mesi, già si sfasciano, sono spesso figli di genitori separati che se li contendono e, a volte, li usano come armi di ricatto e di vendetta. O, nella migliore delle ipotesi, alternano malinconici soggiorni presso uno o l'altro genitore.

Faccio del moralismo? Ditemi voi, ragazzi miei, quali sono i bravi e i cattivi ragazzi, quando a dimostrarsi "bravi" si diventa lo zimbello o il capro espiatorio dei cattivi.

Non so molto distinguere gli uni dagli altri, quelli del mio tempo e quelli del vostro tempo. Vi sembra che io provi invidia per la vostra libertà di trasgredire? Che poi c’è trasgressione e trasgressione, ma non voglio riferirmi ai casi estremi di azioni criminali. Non vorrei credere che intendiate gloriarvi di suscitare invidia della vostra gioventù, ostentando manifestazioni discutibili, per non considerare che forse, invece, c’è, in qualche adulto, compatimento per quanto vi è stato tolto e negato, nell’esasperata concessione del "tutto e subito", purtroppo a volte, per ragioni di comodo o di pseudo amore.

Non crediate: se mi volto indietro, rivedo sguardi che somigliano tanto ai vostri, la differenza è che allora vi si leggeva la speranza di un riscatto futuro, ora non riesco a riconoscerla nella sfiducia che vi leggo in faccia di quel futuro che non ha futuro, nella falsa libertà che professate. Libertà è scegliere di non stare nel gregge. Di essere se stessi e non i cloni di altri. Non serve nascondere, dietro l’alidi dell’improbabile invidia o rimpianto altrui, la propria scontentezza, il proprio male di vivere. Se questa è libertà…

I ragazzi della terza T, dell’Istituto Abba di Genova, hanno aperto un confronto sul tema, io lascio spazio a chiunque voglia intervenire. 

Marzia Plumeri

Maggio 2009-05-21

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