Riflessioni su "Il Codice da Vinci"
Se n’è parlato, straparlato e scritto, fornendo un grosso contributo propagandistico gratuito, oltre alla campagna pubblicitaria finanziata dalla casa produttrice, con mezzi di grande risonanza. Secondo il mio punto di vista, il troppo stroppia sempre, come diceva mia nonna. Alla fine, cioè, il grande tam tam porta gli spettatori ad uscire con facce lunghe e deluse dalla sala di proiezione.
Ho letto il libro, qualche mese fa, molto in ritardo, rispetto a coloro che me lo decantavano, proprio per il motivo espresso sopra. Mi sono decisa per …dovere di cronaca, nel senso che non si può esprimere un giudizio se non si conosce l'oggetto del… contendere.
Il romanzo, thriller, o giallo che dir si voglia, non è da meno ad altri, avvincenti o scontati. In effetti, per quanto mi riguarda, spesso, da una pagina di lettura, già prevedo le successive e lo sviluppo della storia. Per tale motivo, divoratrice di letteratura poliziesca nell’adolescenza, non amo molto i gialli, quasi tutti prevedibili, salvo eccezioni.
Il romanzo in questione, Il codice Da Vinci, è stato per me, oltre che prevedibile, un po’ noioso. Solo a tratti, abbastanza piacevole e avvincente, di certo ben condotto e organizzato, anche se poco realistico. Se posso permettermi, ridicolo nel finale, quasi da telenovela: la nonna ritrovata …
E’ stato detto, da esperti teologi, che le citazioni e i riferimenti storici, sono errati o alterati. Prendo per buone le loro qualificate affermazioni. Pare però che il Vangelo apocrifo di Filippo esista e ne esista uno anche di Maria Maddalena, apostolo fra gli altri. Che poi tali testi siano mistificazioni, o realtà romanzata, è anche possibile: ieri come oggi.
Lo stesso potrebbe dirsi allora dei quattro Vangeli, ritenuti i soli autentici, accreditati dalla Chiesa.
Ciò però non avvalora, tantomeno legittima, le teorie insite nel discorso narrativo di Dan Brawn, frutto di pura fantasia, che tuttavia potrebbero influenzare una mente suggestionabile. In primis, la mente stessa dello scrittore che riesce ad autoconvincersi d’essere stato scelto a custode di una qualche verità tramandatagli per misteriose vie. E, proprio per tale convinzione, riesce ad apparire persuasivo.
Per me resta ferma, storicamente dimostrata e verificabile, l’esistenza di Gesù, il suo vivere e il suo morire sulla Croce, per propria scelta, visto che nulla fece per evitarlo, per dare all’umanità la forza della speranza. I dubbi e le molteplici domande, non alterano questa certezza. Che poi il Nazareno fosse sposato o meno, con Maddalena o no, nulla cambia, nella mia convinzione cristiana.
Diamo atto a "Il Codice Da Vinci", di aver stimolato molte riflessioni mie e di altri.
Ho seguito in TV un dibattito sul tema, in un programma Rai, con ospiti di tutto rispetto, nel quale, ai commenti degli astanti sulla poca valorizzazione della donna nella Chiesa, un rappresentante ecclesiastico affermava che, al sacro femmineo, è stato dato un importante risalto nella figura di Maria. Così è, non si può negare. Ma, ripensandoci, nemmeno tanto affermare, visto che per darLe il diritto alla sacralità, hanno dovuto e voluto anteporre la Sua Verginità come fattore essenziale a legittimare quel diritto sacrosanto che la Maternità del Cristo, di per se stessa, rendeva sacra Maria.
Diversamente non si può certo dire per la donna, in senso generale, perseguitata nei secoli (ancora oggi ne portiamo le conseguenze), considerata la rappresentante del demonio in terra: la Santa Inquisizione insegna. Milioni di donne messe al rogo, senza alcuna colpa. Solo per aver dimostrato di avere una mente pensante, grave offesa e grande attentato alla supremazia presunta del maschio. Del resto, non bisogna andare molto indietro. Ho ritrovato, pochi anni fa, in un vecchio rudere da ristrutturare, un trattato di psicologia degli anni ‘40, dove si afferma che la donna ha un’intelligenza limitata, atta semmai al ricamo o alla studio della musica, solo per dilettare gli ospiti, quindi non conviene cercare di istruirla troppo, anzi vale la pena, ogni tanto, non molto violentemente, ma con fermezza, picchiarla, per renderla più malleabile. Cito a memoria. Ho conservato quel testo, trovato fra le macerie. La cronaca nera dei nostri giorni, purtroppo, ancora ci racconta che qualcuno deve aver ereditato geneticamente qualche cromosoma tramato dalla Santa Inquisizione. Il rogo per la donna, figurato o no, esiste ancora.
Venerdì scorso ho visto il film tratto da "Il Codice Da Vinci". E’ stato, per me, d’obbligo andare subito, il primo giorno della sua uscita nelle sale italiane, per evitare l’eventuale affluenza in massa (ma davvero ci sarà un così grande riscontro?) e le code alla biglietteria del fine settimana. Nella sala eravamo in dieci, sparsi nella varie file. Non di più.
A me il film è piaciuto per la realizzazione abbastanza fedele alla storia scritta, per la scelta degli attori, corrispondenti all’immagine dei personaggi suggerita al lettore nel libro, per la suggestione degli ambienti, Parigi, il Louvre, Londra… e così via. Per l’idea di mistero che vi aleggia e per la sintesi delle varie lungaggini del romanzo: non mi sono annoiata. Uscendo, i commenti degli altri sparuti spettatori alle mie spalle, erano molto diversi e delusi.
Purtroppo, nel film, quanto nel libro, ridicolo il finale. Difetto peraltro comune ad altre opere, sia letterarie che teatrali o cinematografiche. Perché la conclusione è spesso la parte più difficile.
Marzia Plumeri
21 maggio 2006