RISPOSTA PER N. A.
Di solito non intervengo mai sulle critiche che mi vengono mosse, infatti ho il massimo rispetto per le opinioni altrui, soprattutto quando queste divergono dalle mie.
In questo caso però mi pare necessaria una precisazione, per rendere giustizia alle parole, quando esse assumono il peso di una sentenza e influenzano le persone, in particolar modo quelle che ancora non hanno una personalità formata, mi riferisco chiaramente ai giovani, a coloro che ancora non hanno pieno il carico della coscienza, cioè l’essere presenti a se stessi, quale nucleo centrale della personalità che viene a formarsi nel tempo.
Il lettore afferma che l’unico vero intelligente, gli è sembrato quel ragazzo, il quale ha saputo metterci a tacere e anche scandalizzarci………….
Occorrerebbe sempre rifuggire dalle doverizzazioni e catastrofizzazioni, ma in questo caso mi pare altrettanto doveroso ribadire l’importanza della coscienza, e un bambino sebbene grande, non è cosciente, esiste una entità psicologica, ma non ancora caratterizzata da elementi di consapevolezza.
Allora forse serve rendersi conto di una realtà esterna ( l’intorno a noi ) per diventare coscienti di noi stessi, e il primo avvertimento è l’avvertimento dell’esistenza dell’altro.
E’ chiaro che crescita vuol dire differenziazione, affermazione di sé come entità autonoma, ma ciò non autorizza nessuno a rilasciare patenti di maledetto per forza, perché questa è una vocazione destinata al macero, e cosa assai più grave, destina al macero i più deboli.
Il lettore parla di droga che accompagna l’umanità fin dai suoi albori… io so che il fattore critico non è la sostanza ma l’individuo, occorre differenziare diversi tipi di consumatori, non esiste " il drogato " contrapposto a chi non ha mai consumato erba o altro, ma esistono consumatori abituali, saltuari, e addirittura esistono gli ex consumatori, in ogni caso chi lo fa vive male la propria condizione di persona.
Il lettore disegna speculazioni filosofiche, egli è buon architetto di ciò che è stato, ma non di ciò che è, e soprattutto non lo è per quanto concerne il DOMANI, come scienza del non ancora, come speranza che non muore…se con l’impegno di tutti.
Perché esistono persone come me che demonizzano la droga ( io direi tutte le droghe )?
Quel ragazzo ne sa più di me ? Probabilmente perché io non mi sono mai fatto?
Cosa penso di ricavarci facendogli l’esempio del ragazzo devastato dalla roba e del suo difficile recupero ( quando ciò è possibile aggiungo ancora io )?
Potrei raccontare molto di me, la mia non è una bella storia, anzi è una gran brutta storia, e il più brutto è stato l’incontro con la persona più brutta.
Me stesso.
Ho scontato trent’anni di carcere e sono ancora detenuto, il mio è un viaggio lento e sottocarico, senza scorciatoie, senza comodi rifugi, ma finalmente con il presente davanti e non più dietro.
La mia è stata una vita di tragedie, di doppie tragedie, non solo aver tolto la vita a qualcuno, ma aver creduto per molto tempo di essere stato nel giusto.
Potrei davvero dilungarmi, ma evito nuovamente di annoiare il mio prossimo con giustificazioni o commiserazioni, sofismi di poco spessore, di certo c’è che la mia storia, ciò che è stato, ciò che ora è, mi consente di raccontare ciò che vedo e sento, senza essere maestro di niente, ma raccontare la mia esperienza ( come somma dei miei tanti errori ), sebbene non salverà alcuno dal proprio destino, quanto meno metterà A VISTA il baratro che lo attende, indipendentemente dalla tomba che ognuno si scava per propria scelta… ma ciò può accadere solamente quando si è in possesso di capacità, strumenti, risorse sufficienti per poter effettuare delle scelte.
Checchè se ne dica o peggio non se ne dica, l’uso di roba è prevalentemente una via di fuga senza progettualità, è la rappresentazione dell’impossibilità di trovare una uscita di emergenza, per cui non si può parlare di " prevenzione del danno ", ciò che si deve e si può prevenire è il coinvolgimento nell’uso, soprattutto quello PRECOCE, fornendo ai giovani l’opportunità di trovare risposte più valide ai loro problemi - compiti di sviluppo.
Comunque a quel lettore mi viene da dire che, sì, le sue argomentazioni meritano attenzione, ma io ho imparato a sfuggire le visioni ed i percorsi unidimensionali, e proprio accogliendo e accompagnando giovani e adulti in questa comunità, sono diventato estremamente attento a non esprimere giudizi sulle persone, bensì sui comportamenti, partendo dai miei naturalmente, appunto perché andare incontro agli altri, portare fuori ciò che si ha di buono, attraverso un adattamento interpersonale e intrapersonale, sottende capacità di iniziativa: NON SICURAMENTE FINE A SE STESSO, MA FINE A SE STESSI.
Vincenzo Andraous
luglio 2003