Sindrome da benessere
Se n’è parlato, scritto e letto. Argomento ripetuto nei telegiornali, su periodici cartacei, su quotidiani. Molti, fra gli afflitti da tale patologia, sono stati intervistati per le strade, ripresi dalle telecamere, per apparire poi in TV.
E’ una patologia che si riconosce per sintomi preoccupanti: stanchezza, malinconia, mal di testa, a volte vertigini, soprattutto svogliatezza, nervosismo… somiglia, in un certo senso, ad una depressione. Tanto importante da proporla come problema sociale, ripetutamente, fino a pochi giorni fa, con l’ausilio autorevole di medici che, probabilmente, non ne sono esenti.
Udite, udite: è la sindrome dei vacanzieri che tornano al lavoro, poveri derelitti e, dopo una settimana, quindici, venti, un mese di vacanza sono costretti, dalla malasorte, alla normalità di un lavoro. Quasi a dire: beati coloro che non hanno lavoro.
Come considerare allora i bambini della scuola elementare, fino ai più grandi delle superiori, che, dopo ben due mesi di vacanza, si ritrovano mesti, zaino in spalla, a ritornare sui banchi della classe? Sono afflitti come non mai, alla mercé d'insegnanti anch’essi affetti della medesima patologia, aggravata da un periodo piuttosto prolungato di inattività professionale: un confronto duro per entrambi.
Nessuno nomina i fortunati che in vacanza non sono andati, per svariati motivi, alcuni anch’essi lavoratori in ferie, ma con un solo stipendio in famiglia, altri, pensionati con modesta pensione, poi… i disoccupati già accennati sopra… e l’elenco potrebbe essere più sostanzioso.
Magari soffriranno anch’essi, per il semplice cambio di stagione, così com'è sempre stato per ogni essere umano, che spesso, o quasi, accusa malessere, ai mutamenti climatici. Non dimentichiamo inoltre la metopatia, altra patologia contemplata anch’essa abbastanza di recente che, col mutare della pressione atmosferica (pioggia, maltempo in genere), procura un certo disagio fisico e mentale; ma non confondiamo, non si tratta della citata sindrome post vacanza, la cui causa è molto diversa e nasce dal benessere, anzi stress, di una vacanza appena terminata.
Ciò che mi lascia perplessa è come mai non si sia considerata la cura alla portata di tutti, poco costosa, anzi redditizia, così semplice da sembrare impossibile che i tanti (quindici milioni d'Italiani vacanzieri stimati o di più?) non vi ricorrano: fare a meno della vacanza, se non addirittura rinunciare alle ferie (ma forse sono obbligatorie, che peccato!).
Se poi volessero fare un dispetto a qualche antipatico, che in vacanza non va da anni, potrebbero offrigli un soggiorno qualsiasi, nemmeno eccezionale, di modica spesa, in un qualche luogo ameno, così da farlo star male al ritorno. Meglio ancora, potrebbero scegliere un qualche giovane disoccupato, magari laureato, così, quando al ritorno, ricomincerà a spedire domande o a bussare alla porta di un qualsiasi posto di lavoro, anche non corrispondente ai propri titoli e capacità, si sentirà meno motivato alla ricerca, anzi demoralizzato e depresso, dovendosi confrontare con se stesso, gioioso vacanziere di pochi giorni prima.
Se aveste, quindi, un conoscente detestabile, che vi ha fatto qualche torto, in tali condizioni, regalargli una vacanza, sarebbe il massimo della raffinatezza nella vendetta.
Così è la vita. E l’ironia, o autoironia o, se credete, un pizzico di sarcasmo, ma senza malevolenza o acredine, per poco che riescano, aiutano a viverla meglio. Provare per credere.
Marzia Plumeri
Settembre 2006