Una lettera da Dino Risi
Carissimo, dove mi trovo ora e in eterno, ho acquisito la facoltà di entrare nei pensieri di chiunque, un po’ come i personaggi del film Inceptor (un’americanata, detto francamente) irrompono nei sogni altrui. Vagabondando fra i pensieri "terreni", mi sono imbattuto nei tuoi, che oltre a incuriosirmi, mi hanno procurato qualche riflessione.
Tu sostieni dunque che il miglior film da me diretto è "Il sorpasso" e non "Una vita difficile", come io ho sempre affermato. E aggiungi, irriverente, che forse io non mi resi conto del valore del "Sorpasso". Che paragoni a un trattato di sociologia elaborato peraltro con levità e sagacia,e agli scritti di Pier Paolo Pasolini sulla fine della cultura contadino-borghese tradizionale scalciata dalla civiltà del consumo.
Interpellato, Pier Paolo prima ha sorriso per il modo un po’ arruffato con cui hai posto l’esegesi della sua tesi, poi m’ha detto che tu non avevi del tutto torto. In particolare, quando vedi nel timido Roberto (interpretato da Jean Louis Trintignant) la personificazione della cultura tradizionale, e nel gradasso Bruno (Vittorio Gassman) il simbolo della civiltà consumistica caratterizzata da quella cialtroneria ammorbante tuttora la società.
Sarà… Comunque, la tua metafora sul finale del film è suggestiva. In merito ipotizzi quanto segue: Trintignant (la tradizione) tenta di omologarsi alla nascente civiltà del consumo imitando i modi guasconi di Gassman, ma viene sconfitto, addirittura ci rimette la vita, e non poteva essere altrimenti dato che un momento di ebbrezza per il nuovo non può cancellare il suo background, peraltro spurio e rifiutato dal "nuovo ordine" sociale che va affermandosi. Resta invece in vita Gassman, in un primo momento sgomento per la morte del suo amico. Ma sappiamo –tu concludi- che date le premesse, egli tornerà ben presto a essere il cialtrone di sempre, emblema di un edonismo massificato, della civiltà del consumo, in definitiva.
Carissimo, tu pensi troppo e arzigogoli di più. Nonostante le tue allettanti interpretazioni e l’appoggio dato loro da Pasolini, rimango nella convinzione che il film migliore da me fatto sia "Una vita difficile" con le peripezie dell’ex partigiano giornalista Alberto Sordi. Anche se qualche piccolo dubbio me lo avete messo in testa. Amen.
Maurizio Testa
Ottobre 2010