Semel in anno...
Giuro che non avrei toccato questo tema, se non me lo avesse chiesto un amico di chat. Tema poco originale, scontato. La solitudine nelle feste natalizie. C'è quella visibile a tutti, dei poveri ed emarginati, dei derelitti, ma c'è la solitudine invisibile nel cuore di molti fra la gente, nell'apparente partecipazione all'euforia generale.
Molti anni fa scrissi un breve racconto che poi archiviai: non era ben riuscito, dava la sensazione che detesto di... piangersi addosso. Ma ero molto giovane e in fondo, il breve pezzo rende l'idea del sentirsi soli senza una ragione che sembri sufficientemente valida.
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"La nonna le chiamava "feste terribili". Giulia si convinse, nella prima infanzia, che fosse il nome normalmente attribuito al periodo che va dalla vigilia di Natale all’Epifania compresa.
E doveva essere un periodo davvero terribile se suo padre, rincasando dal lavoro o perfino nel giorno di Natale, neanche salutava la figlia di quattro anni e andava a rinchiudersi nel suo studio e la mamma e la nonna si scambiavano un’occhiata d’intesa, sospirando. Alla bambina dicevano:
- A papà, gli fa male la testa - .
Un giorno dei primi di dicembre, un'amichetta più grande di lei, mentre giocavamo insieme nel cortile sotto casa, le chiese candidamente:
- Lo hai già fatto l’albero di Natale? -.
Scosse la testa mortificata, senza osare spiegare che in casa sua mai era stato fatto un albero di Natale o un Presepe con le statuine di terracotta.
- Ma allora Babbo Natale dove te li mette i regali?? -. Sguardo incredulo e scandalizzato dell'amica e fuga precipitosa di Giulia dentro casa.
Affrontò la nonna con domande e lacrime a fior di pelle. Voleva che le spiegasse perché gli altri, nelle feste terribili, facessero l’albero di Natale, avessero i regali e loro di casa no.
Un altro dei sospiri della nonna, sguardo alzato al cielo ad invocare un improbabile aiuto e la povera donna tentò di spiegarle che, quando papà era bambino, aveva perso la mamma alla vigilia di Natale, una disgrazia "terribile". Allora Giulia riuscì a collegare, perfino a compiangere e non si sarebbe più meravigliata quando, in quel periodo festivo, suo padre si fosse chiuso in camera col mal di testa e l'avessero zittita se parlava a voce troppo alta o si azzardava ad accendere la TV. Il ricordo di una madre, morta la vigilia di Natale, quando il suo bambino aveva solo tre anni di età, sarebbe stato per lei un’attenuante di tutto rispetto.
Alla scuola elementare fu diverso. Prima della vigilia era tutto un fermento: l’albero allestito nell’atrio della scuola, i disegni da applicare al vetro delle finestra perché si vedessero da fuori nella strada, la pigna da colorare in oro o in argento, come regalo per i genitori. E la lettera, con i buoni propositi, da mettere sotto il piatto della mamma o del papà...
- Per fortuna che me ne sono accorta...- avrebbe detto la mamma, facendo sparire sia la lettera che la pigna dorata".
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Il racconto aveva poi una conclusione e prima ancora un'introduzione che vi risparmio, perché appunto il periodo si presta a gesti di generosità.
Fuori la gente impazzisce nella folle corsa al consumismo, introduce denaro nella macchina che elargisce illusioni di affetto e cancella sensi di colpa di un anno intero, nel pacchetto colorato mette un simbolo d'amore e lo lega di rosso e di oro, perché almeno una volta l'anno è consuetudine dimostrare materialmente che si vuole bene.
Marzia
dicembre 2000