(Grazie a Verbena e a Giulia per avermi dato l'opportunità di affrontare l'argomento).                                                                

11 settembre anno 2001

                  

                  

(Da Verbena)      Roma, 12 settembre 2001


Cara Marzia,

ti scrivo per un 'esigenza che ho avvertito dopo i fatti tragici accaduti in America.

Dopo aver visto le scene terrificanti di distruzione e di orrore, in cui, mi chiedevo quali momenti disperati stessero passando le persone prima di morire, un pensiero mi ha attraversato la mente: la necessità di stare vicini, il bisogno di solidarietà verso gli altri.

Sembra un discorso scontato, un luogo comune, una banalità... Ma è l'unica forza, in un momento così difficile, l'unica pulsione che avverto dentro.

E volevo comunicarla a te. Non è uno sfogo ma un modo per condividere una data tragica e dolorosamente indimenticabile.

Prendila come una testimonianza di affetto. 

Grazie e a presto. A momenti migliori, mi auguro.Un abbraccio.

                                                                                                            Verbena

                                                                                       

Ti rispondo nella Sezione "Parliamone" piuttosto che nella corrispondenza, vista l'attualità e la tragicità dell'argomento.

 

Fatti come quelli dell'undici settembre sono talmente disumani e inconcepibili che lasciano attoniti, senza parole: come se il dolore, e l'orrore stesso, si cristallizzassero. Ci si sente sopraffatti dall'impotenza e sconvolti dal dubbio atroce di come si sarebbe potuto evitare. O come si sia potuto peccare di troppa fiducia in se stessi.

Altri grandi tragedie del passato lontano o vicino sono alle nostre spalle, per volontà dell'uomo o delle calamità naturali, ma le colpe dell'uomo sono inaccettabili e difficili da perdonare.

La solidarietà, sentimento che tu senti di provare, fa parte, spero, di tutti noi, anche perché nell'unione con gli altri ci si sente più protetti. Forse.

Pensare ai momenti che hanno preceduto la morte di quegli innocenti all'interno delle due Torri e del Pentagono ,e immedesimarsi in loro, fa torcere il cuore, spero davvero che il terrore e l'impossibilità di reazione li abbiano impietriti e resi roccia.

Poco vale pensare che con loro siano morti anche i terroristi ritenendosi eroi immolati sull'altare dell'ideologia, così come li hanno ritenuti altri islamici . Non considerando che i loro mandanti li hanno "costruiti" nel tempo come strumenti di morte ad alta precisione: gratificati ora, della ferita mortale inferta ad un paese che odiano e rappresenta tutto il mondo occidentale.

Non credo che all'origine di tutto questo ci sia solo il fanatismo religioso, ma certo viene alimentato nel popolo, nascondendo altre ragioni e altri obiettivi, coltivati dalla lucida esaltazione di una mente folle, forse paragonabile ad altra di recente passato, col progetto ambizioso quanto deprecabile e, per fortuna, di difficile realizzazione di dominare il mondo.

Tuttavia c'è da considerare che chi ha progettato l'azione terroristica non si aspettasse un tale risultato, infatti il crollo degli edifici è avvenuto a causa dell'eccesso di calore che letteralmente ha collassato la struttura portante. Almeno spero che non lo avessero previsto, viceversa ci sarebbe da preoccuparsi ancora di più per la facilità di accesso a certe informazioni.

Scoprire la vulnerabilità di un grande paese come l'America. che si erge ( non stiamo a discutere delle ragioni e dei torti) a paladino e difensore di tutti gli altri paesi e spesso si fa sostegno di chi bussa alla sua porta, fa sentire tutto l'occidente debole ed esposto ad ogni sorta di attacco: e la paura fa gioco e gratifica chi l' ha provocata.

Ecco, Verbena, qui la pulsione che tu senti, di solidarietà e unione diventano indispensabili a fare scudo contro la paura.

Mi auguro che la tragedia americana non sia l'inizio di prossimi altri avvenimenti drammatici: di certo i colpevoli vanno puniti, non solo perché è giusto, ma anche per evitare che, nei responsabili, il delirio di potere, diventi stimolo ad altre azioni nefaste, tese alla sopraffazione di chi considerano antagonista.

 

Le tue parole, che metterņ  in conclusione, sono talmente poetiche, cara Giulia, che le inserirò anche nella sezione di poesia.

Penso che il sogno di Martin Luter King sia  nel cuore della maggior parte di ciascuno di noi (voglio sperarlo), ma, purtroppo so che, come spesso accade ai sogni,  è destinato a svanire al risveglio.

L'umanità, tutta, ha in sé il bene e il male, nell'eterno dualismo che regola l'universo. A volte prevale il primo, altre il secondo, in un'alternanza che sa di inesorabile.

Speriamo di svegliarci, come tu dici, e scoprire che il mondo ha imparato la sincerità e l'amore.

                                                                        Marzia

settembre 2001

 

(Da Giulia)

 Mi piacerebbe...

... mi piacerebbe che il mondo fosse un posto migliore dove vivere...
... mi piacerebbe che a nessuno venisse in mente di prendere in ostaggio un aereo e lanciarsi contro un grattacielo a New York...
... mi piacerebbe che nessuna religione venisse presa come pretesto per giustificare stragi, guerre, attentati e persecuzioni che hanno come solo motivi degli interessi che vanno molto al di là di ideologie sfruttate ad arte...
... mi piacerebbe che domani mattina il sole sorgesse su un mondo nuovo, capace di voltare pagina per sempre...
... mi piacerebbe che le persone cominciassero a guardarsi negli occhi e a sorridersi più spesso...
... mi piacerebbe che nessuno mai sfruttasse un suo simile per i propri interessi...
... mi piacerebbe che la sincerità e l'amore venissero insegnati a scuola come materie obbligatorie...

.. mi piacerebbe fare un sogno come quello di Martin Luter King, svegliarmi e scoprire che è vero....
 
                                                                                                                  Giulia

 

Parliamone

 

 

 

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Marzia

 

 

Parliamone