Dell'usare e dell'essere usato

Una frase, nella mail ricevuta da un amico, mi ha particolarmente colpita, tanto da farmi riflettere e decidere di introdurre l'argomento in questa sezione piuttosto che nella rubrica di corrispondenza.

Ecco la frase: " Ho avuto molte donne negli ultimi due anni (dopo una delusione), senza amarle: le ho semplicemente usate, anche se spesso ho lasciato loro credere di avermi usato ".

Frase fredda e cinica, che però apprezzo per la sincerità, più dell'altra più scontata, espressa, da alcuni, come alibi: "Io, le donne, le amo tutte" .

Usare, o essere usato: il confine è molto sottile, difficile stabilire chi dei due sia più usato, del resto, cambia poco rispetto al fine. In ogni caso, le donne citate dall'amico, o si sono lasciate usare, oppure, nell'intento di usare, si sono dimostrate pari al partner del momento, quindi non mi sentirei di giudicare colui che mi scrive se non alla stregua delle partner in questione.

Tuttavia mi spiace constatare di come alcune, o molte, donne, della cosiddetta emancipazione sessuale femminile, abbiamo soltanto saputo cogliere i peggiori difetti dell'uomo/maschio, collezionista ( non tutti, solo alcuni) di prestazioni sessuali di breve durata, con partner diverse, magari nello stesso luogo, più o meno suggestivo, degli incontri precedenti.

Sacrosanta la liberazione della donna e la parità dei diritti acquisiti ( nella cultura occidentale), dopo millenni di sottomissione e di soprusi. Le donne, anche da noi, non erano poi tanto di più considerate che nelle culture orientali, mancava il volto coperto, ma lo sostanza alla fine era quella: la moglie atta a casa e a fare figli, non persona, non amante, non compagna,  lapidata psicologicamente, se adultera.

E, mi spiace dirlo, a volte ancora succede, in barba alla parità acquisita, anche se, va ammesso, molto meno che nel passato. Unica fondamentale distinzione che resta ferma: al maschio è negata la… maternità ( che a volte ci invidia) e, viceversa, come modifica definitiva, la donna, come l'uomo, lavora fuori casa tutto il giorno e non le resta tempo da dedicare ai figli. E così avanti, nell'evoluzione della specie.

Ma qui mi sono allargata a considerazioni risapute. Torniamo all'emancipazione sessuale femminile, quella che mette in difficoltà il maschio e lo rende inadeguato, o spaventato all'idea di non esserlo, al confronto con questa nuova donna così aggressiva, che nell' approccio prende l'iniziativa e subito si propone per il letto.

Non farei però di tutta l'erba un fascio, non tutte le nuove donne sono così, almeno spero. Dovrebbe essere insito nel patrimonio genetico femminile il concetto di vera seduzione, quell'arte antica, un insieme che fa la vera femminilità: dolcezza, sensualità, generosità, sottile astuzia inconsapevole nel gioco dell'esitazione, del negarsi, spesso non definitivo. E, sia chiaro, non si tratta di strategia, o di calcolo, o ipocrisia,  ma di spontaneità nel grande gioco erotico che porta all'amore. 

E non dimentichiamo che la maternità, che fa della donna "portatrice di vita", non è un impedimento o un castigo, ma un privilegio, un dono che la fa grande che non va svilito nella modifica esasperata della propria vera natura nell'intento di parificarsi al comportamento peggiore dell'uomo.

Da un recente dibattito in Tv, supportato da molte interviste a giovanissime, risulta che il primo rapporto sessuale si è molto anticipato: si parla di tredici, quattordici anni. E la motivazione, addotta dalle ragazzine interviste, è stata l'emulazione di un amichetta che già 'lo aveva fatto', insomma un modo per non sentirsi diversa o non restare indietro, un po' come nel possesso e uso del telefonino o dello scooter. Nessuna ha pronunciato la parola amore. Insomma: andava fatto.

Che tristezza questa incapacità di amare dilagante!  Forse, più del tanto parlare di educazione sessuale, peraltro già contemplata durante l'ora di Scienze nelle scuole, si sarebbe dovuto proporre ( ma siamo ancora in tempo) l' Educazione sentimentale che fa dell'essere umano quella creatura superiore capace di rendere la sensualità preziosa e sublime in un rapporto d'amore.

Marzia Plumeri

aprile 2003

 

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