Tormento
Come sasso violentato dal fiume,
accarezzato e poi trascinato,
sbattuto contro altri sassi
avvolti dal lippo.
Come le pagine di un libro rimasto sott'acqua,
attaccate una all'altra,
dallo scritto accavallato, sbiadito,
che più nessuno leggerà.
La noncuranza che brucia,
come una manciata di cenere calda,
su una ferita ancora aperta.
Corro alla ricerca del pianto,
appoggiato sul grembo del dolore,
come quando ero bambino,
svuoterò il cuore da ogni pena.
Tristezza, poggiami la mano sulla testa
allevia le ferite di un passato.
Se ancora le cascate sono vive,lacrime
scorrete, dissetate l'arsura dell'amore.
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La libertà
Aldilà del muro
ridono, intonano canti di gioia,
nell'azzurro cielo gli uccelli intrecciano voli.
aldilà del muro
imparziale è il tempo,
il tempo in cui ci sarò.
Rincorro la luce,
siepe di rovi in fiamme,
spine che lacerano,
l'appiccicoso sangue annebbia lo sguardo.
sulla notte arriva l'ultimo assordante sparo,
Svanisce l'anacronistico viaggio.
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La "fiesta del amor"
Affusolate dita,
affondate nella mia mente,
accantonate da una parte la mia infanzia,
rovistate nel tempo che fu giovane.
Frammento:
-una sera d'estate.
Il suono è delle nacchere.
Ricorrenza:
-La "fiesta del amor".
Nell'aia ardevano le fascine nei falò,
le ombre, partorite dalle fiamme,
disegnavano arabeschi
nei volti, ancora acerbi, delle donne.
Nella notte, squarciata da canti e balli ,
le giovanette, cantavano, ballavano,
recitavano poesie ai loro "re".
Tu, timida e impacciata, recitavi Neruda
per un "re" che non sapevi.
Quando la notte, stanca ed appagata,
cedette lo scettro al nuovo giorno,
i musicanti intonarono: "el flamenco".
Metamorfosi:
- mutò i "re" in tori e le giovanette in "mulete".
"Mulete", danzavano e inebriate amavano.
Hai danzato, cantato, recitato Neruda.
Ma, quando i fuochi, oramai inutili,
si andavano spegnendo,
la luce del giorno
prepotente apparve
Tu, come Cenerentola, sei sparita.
"Muleta" di un tempo che fu,
il giuoco è già finito e,
la fanciullezza lontana è,
vieni, balliamo questa notte all'impazzata.
Un nuovo frammento: un libro sfogliato, rigirato
che mai abbiamo letto.
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Mani vuote
Fievole respiro nella stanza buia,
mani vuote, strette a pugno,
unghie piantate nel palmo della mano,
sangue che rende scivolosa la mano,
il nulla appiccicoso e nero come la pece,
guizza, non si lascia afferrare.
Inevitabile usura di un corpo appeso al tempo.
Questa notte saranno le cose ad amare.
Soli nella buia stanza,
ondeggiano sulle parete le ombre dei corpi
occhi che non riescono a squarciare il buio.
Petali di color rosso,
disegnati sul rasente soffitto,
schegge di affetto:
- pulviscolo disegnato da uno spiraglio.
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Tu
Ricordo:
saliva dalle viscere
il sapore dolciastro dell'amore,
caldo come il grembo di una madre,
sincero come il pianto di un bambino appena nato.
Le tue parole
lava infuocata,
scorrevano nei tortuosi cunicoli della mente.
S'infiammava il mio viso.
in quell'attimo, appena accarezzato,
il mio sguardo ti cercava.
Come promessa di bellezza,
non contaminata dal tempo,
mi confortava l'attesa.
Fonte ribelle, trascina il tuo gorgo
tra le profonde crepe del silenzio
l'odore ammuffito della vita,
nel mentre
s'inabissa nel dirupo
come un fiume gelido e impetuoso
l'odore aspro e pungente dell'amore.
Cenzo