Amaro più del mio destino

Lettera ad un padre dalla figlia spastica.

 

Mio caro papà,

che ora

giaci presso

gli austeri e muti

cipressi,

tu non m’ispiri,

nella poesia,

perché

quand’eri in vita

non sei stato

un buon esempio

per la tua famigliola:

sei stato amaro

più del mio destino.

Possedevi:

quattro lauree;

più una specializzazione,

una cultura profonda,

un’estesa conoscenza,

ed eri amante della politica;

e ciò nonostante,

un padre o addolorato,

o impreparato,

nei miei confronti,

tu fosti?

Poco mi donasti,

addirittura nulla.

Allorché

da bambina

stavo nell’istituto,

distante da casa,

tu, raramente,

venisti a trovarmi.

Tanti anni di studio,

per  tua responsabilità,

ho perduto.

E, dopo,

non più volesti

che proseguissi.

Questo resterà,

sempre,

il mio unico

componimento poetico,

dedicatoti,

papà!

E m’auguro

che giunga;

là, dove,

tuttora,

si troverà

l’anima tua.

Ora,

non più,

puoi dirmi: "Taci!"

Ricordati

le Parole del Vangelo:

" Sapienti e Dotti della Legge,

se uno di voi,

dice a questi miei piccoli

di tacere,

si metteranno

ad urlare le pietre."

 

Papà!

La tua figliola "disgraziata."

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AMO LA CAMPAGNA.

Amo la campagna

dove è vissuta

mia nonna,

dove io stessa

sono cresciuta.

Amo passeggiare

prati rinverditi

e fioriti.

Amo respirare

alla libera brezza.

Adoro occhieggiare

i biondi campi

dalle spighe dorate

coi fiammeggianti papaveri.

Amo i piccoli insetti

che sorvolano

ogni fiore,

ogni corolla,

ogni stelo,

ogni prato.

M’incanto nell’osservare

i cirri vaganti

per il firmamento.

Poi,

ritorno a guardare la terra

sotto i miei piedi,

e vedo le rose rosse:

mi viene il desiderio

di raccoglierne alcune

per la mia mamma;

ma le spine pungenti

mi tengono lontana.

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TUTTO TACE.

Tutto tace

dopo un grande

imparare.

 

Tutto tace

dopo un lungo

apprezzare.

 

tutto tace

e rifiorisce

l’abbagliante occaso

che indora tutta

la valle.

 

Garrisce, piamente,

la rondine al nido,

nutrendo i suoi

piccolini.

 

Poi, giunge,

lentamente

l’astro argentato,

e tutta la terra

s’imbianca

alla sua luce.

 

Un altro giorno finisce

sul sentiero

della nostra vita.

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IO NON SONO.

 

Io non sono

un vegetale

stante immobile

nel vaso.

 

Io non sono

una pietra,

priva di vita

giacente

allo stesso punto.

 

Io non sono

un quadro

esposto

in mostra.

 

Io non sono

una bambola

di porcellana

da temere

che si spezza.

 

Io sono

una creatura,

una persona,

una disabile

avente

un cuore

palpitante,

e una mente

pensante.

                                                                    Silvana Pagella

 

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