ALTAIR
19/09/00
Padre,perché sperdesti
Te stesso e tua luce eterna
a corrusco di grembo e di materia
dove non leva seme,abbatte indifferenza
scintilla che non serve?
Eri stanco d’immoto tuo silenzio?
O ti colse un assurdo desiderio
di nere sensazioni a te negate
dissenno a silenziare esistenza
per altro da esistenza?
Non levi invano,Padre,
ansimante la fame di salvezza:
solo salvando noi,
trafitto frutto del tuo grembo,
potrai salvarti,Padre,rinnegando
in te l’invito che disperde-
sia redenzione l’urlo del tuo cielo
sia impervia ribellione di comete
e l’anima,Padre,con tua anima
con l’anima di tutti gli universi
si racchiuda nell’ultimo rigetto
perché sia nuovo grembo,nuovo cielo,
e nuova infine sia parola,Padre,
se non salvezza,se così dev’essere.
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26/09/0
Non grembo ormai vinto
dove sale sparsero e seme gli altri grembi
non parola trafitta da ossessioni
in eterno simili a se stesse
la madre e il padre mi svelarono
né l’ultimo splendore
di tua Luce che muove per l’eterno,
ma improvviso levarsi di quell’ascia
che l’anima colpiva implacandomi
il respiro,immonda mia pretesa
di schivare nero,
che infine intendo nel suo più giusto segno-
a te soltanto,Padre,mi gettava
lo slancio di tue mani,
tua ascia implacabile a sottrarmi
l’aspra radice e il ramo
di Morte preda e buio che si disfa.
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28/09/00
E se la prima luce arse nel volo
quel figlio al dissenno che poi cadde
un’altra luce di sua luce fredda
arse ustionando l’anima il mio grembo-
invano cercai scampo dalla luna ostile
da seme avverso seme di esistenza
aspro e sagace a raffiche braccando
a getto di comete-
sia pure la mia fine questa luce:
io non la temo,se in acida corsa del suo tempo
muove altra luce a possederla silenziando
di vita che fertile mi renda,ma non certo
di un fragile corpo inerme preda
a fame inesausta di speranza.
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18/10/00
Non certo per volere di una madreio ti continuo,aspra mia esistenza,
non certo perché Luce levando di suo senso
mi folgora di segni sconosciuti
non certo perché a caldo respiro dell’estate
si offre quel mio grembo come spiga
accolta con l’ansia di un amante
dal blu del cielo e gettito di fiori-
non questo mi possiede,mia esistenza,
che più di rovo e ortica sfregi
amaro mio cibo preso a forza:
solo continuo perché luna e mia cometa
possa brancarti a disperato sforzo
in eterno a sfida del tuo nero,
contro di te gettando di parole
all’ira compagne alla mia offesa.
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19/10/00
Sia questo infine a sconto della colpa
eterno rigetto del mio grembo
dell’alba la terra ogni altro grembo
se notte madre del mio tempo
se il cielo padre scellerato
diedero vita al grembo
senza passione senza desiderio-
sia solo grembo folgore che leva
ed abbattendo eterna mi disperde
in quell’assurda luce che il mio cielo
più atro ancora e buio mi ritorna.
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12/11/00
Anche tu, cielo, quando levidevi fermare se ustionante luce
luna risponde:
di uguale sorte preda se altrui grembo
abbatte freddo contro la mia voce-
ma implacata continui mia ricerca
se anima e parola di altro grembo
ascolteranno un giorno mia richiesta-
ascolta,cielo,tu non potrai saziare la tua fame
fino a quando assurdamente insiste
tua pretesa del corpo della luna:
devi cercare altrove,cielo,
altra sia la tua scelta
se vuoi che cibo al desiderio
soltanto Eterno infine levi.
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29/12/00
Perché esista la parola-
senza parola non hai grembo
né pane ha vita senza la parola-
anima slancia levati all’Eterno
indietro lascia
lasciati alle spalle
quel bianco ascolto indifferente
che in gelo aspro di neve ti trasforma
e lascia,lascia perdere
fame di fuoco vibrante
se a te di contro getta per cibarsi
in falso sembiante dell’amore-
a te soltanto luna di suo slancio
di chiaro getti di sua luce intensa
che ti feconda madre del tuo cielo:
perché non sia abbandono
a risanato grembo
e lieviti di seme creandoti
Parola.
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30/12/00
Stanco e sbiadito appare,
anima,il verde dei tuoi anni
quando insaziata di astri e di comete
gettavi perché in eterno
levasse cibo al desiderio
quando persino l’erba più fragile indifesa
non ti sfuggiva preda-
indifferente ad altrui fame
allo sguardo Suo cieca
a Sua parola sorda
invano cerchi,anima,tornare
ciò che hai rubato-
non ti soccorre luna né tuo cielo,
signori d’infame ruberia,
se levano schivare quel tormento
che l’anima tua soltanto,anima,
dismembra.
Gabriella Garofalo