Quell’altra te   

 

Vi domanderete:

la donna  che gli è  passata vicino,

facendo finta di non conoscerlo,  

è la stessa donna che sino a ieri 

diceva di essergli amica ?

Vi rispondo:

il corpo è lo stesso

il nome e il il resto sono diversi.

 

Sottile e piatta pietra,

di quelle che si fanno scivolare

sulla superficie del mare,

due diverse facce

liscia e lucida l’una ,

opaca e ruvida l’altra.

Così Lei, ieri sposa e mamma,

anima inquieta, dagli occhi tristi,

piangeva il goffo e 

funesto peregrinare,

di quell'altra lei che oggi

ha preso il sopravvento.

 

Fredda, cinica,  senza remora,

spinge il passo verso un' ignota meta.

Il buio, irriguardoso, le nasconderà ogni calle, 

le sommesse voci che il  vento  trascina

diverranno l’unica guida.

Incapace di scindere il bene dal male,

nel fangoso pantano

affosserà il suo passo.

Muta visione quella che segue,

sfinita, annegherà il suo domani.

                                            Vincenzo (detto Cenzo)

 

Le nostre poesie