BARBONE

A goccia a goccia,

Sulla brulla terra,

Cadrà il  dolore;

Lenta e dolorosa l’agonia,

mesto l’andar  verso l’unica meta

ove , ogni  dolore perirà.

Un danzar di spade

laceri il mio  cuore.

Nel buio: Il silenzio, 

come  polvere sospinta dal vento, cadrà,

l’ultima orma, già sbiadita

e, quanto è diventato, ormai, ricordo, coprirà.

Ti ho deriso, saggio Barbone,

triste è diventato il suono  della tua armonica,

nel vuoto si perde il tuo sguardo, 

lacerante,  la ferita è ancora aperta,

tutto di noi si perderà.

Nella mia notte che avanza, spogli rami,

come tante mani deformi,

si tendono, si incrociano,

vanno a  celare l’ultima visione.

M'assale il tempo, sconfigge ogni mia forza,

ricurvo, come un giunco, appesantito dalla brina,

mi  troverà il  domani.

Nel  ventre  della terra  riparerò.

                                                                            Vincenzo detto Cenzo

 

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