Sotto il carrubo

Questa mattina saremo soli

sotto l'albero del carrubo.

Durante la notte, al finire della festa,

due sconosciuti sotto lo stesso tetto,

sarebbe stato giusto guardarci da sconosciuti,

no... ci siamo guardati come si guardano

gli amanti tremanti di angoscia.

Questa notte

siamo state le uniche statue di cera

a non riposare.

Stamattina saremo i soli

a godere dell'ombra del carrubo,

Il sole non potrà rescinderci.

Mi sto muovendo,

anche tu ti muovi,

sento il cuore battere,

i battiti del mio cuore

s'incrociano con quelli del tuo.

Questa mattina la nostra ombra

e quella del carrubo

formeranno un'unica ombra,

dal sole ci proteggerà,

oggi saremo le uniche statue di cera

ad avere un cuore che batte.

 

Agosto 2004-09-09

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L’EMIGRANTE

Strazianti addii.

Addio terra, addio cari miei.

Un uomo sventrato dell'anima,

come un otre afflosciato,

mi porterà questo treno,

osso da spolpare domani sarò.

Altri mariti e altri figli,

mi hanno preceduto,

altri mi seguiranno.

emaciati visi, labbra serrate,

occhi supplicanti

innocenti promesse.

Catena che leghi, che stringi, che imprigioni

nessuna mano ti potrà spezzare

né argano fermare.

Terra, fra le trame è rimasta impigliata,

la mano cerca, con forza stringe.

Un lugubre fischio, un ultimo sbuffo,

andiamo treno,

andiamo a saziare la bramosia di chi vive.

 

                                                Vincenzo ( detto Cenzo)

 

Le nostre poesie