TI AMO

Chi,da ragazzo, almeno una volta,

non è stato innamorato?

Della compagna di scuola

o di una ragazza vicina di casa,

o della figlia dell’amica della mamma,

della professoressa ,

quella d’ italiano, era la preferita.

Penso per la dolcezza che metteva quando

di Dante e Petrarca gli amori  proponeva,

tutti abbiamo detto almeno un "ti amo".

Ci innamoravamo facilmente.

L’amore senza mai bussare

spalancava la porta del cuore,

e di prepotenza entrava,

noi, sognatori, volavamo come farfalle,

ci libravamo nell’aria,

pareva di viaggiare sulle nuvole,

sfiorarci c’inebriava,

era come vivere un dolce sogno.

Se poi ci si risvegliava, 

bruciava come una scottatura,

durava qualche tempo, ma poi passava.

Oggi, che la fanciullezza mia remota è,

e il senile cuore ha sprangato tutte l’entrate,

non credevo d’essere capace d’ innamorarmi,

ieri, timoroso, ho detto: - ti amo -

non il "ti amo" che dicevo da ragazzo,

è un sentimento nuovo,

mi scalda, mi mette dentro il fuoco della vita,

mi lega a te con uno di quei nastrini da regalo.

Non vivremo uniti

né vedere potrò il tuo sorriso,

non stringerò le tue mani fra le mie,

non asciugherò la stanchezza sul tuo viso,

né curare potrò le piante del tuo orto

Eppure non ci sei che tu:

la sola che disseta la mia arsura,

l’acqua del ruscello che mi culla,

il vaso dal quale ho attinto linfa.

Se finisse?

Non resterebbe un semplice bruciore

che dura pochi giorni e poi si allevia.

sarebbe come smettere di mettere acqua ad una pianta .

L’onda accarezzando la battigia,

i lucenti raggi del sole,

l’usignolo con tutti gli altri uccelli

sin dal giorno del creato ad ogni istante,

non fanno altro che ripetere: " ti amo"

io, da loro vo copiare e ogni momento grido: - t’amo -

Non ho doni da posar nelle tue mani

Ma solo briciole di tempo senza età.

Insieme a un infuso raro:

il nettare d’amore stagionato.

Vincenzo detto Cenzo

 

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