Del riflusso, ovvero tempo del naufragio
Trappole di sangue scorrono il tuo viso
lenta risacca le rende immote rughe
onde oleose confondono lente
coprono e scoprono legno corroso
veloce vento non smuove emozioni
mesta nell’aria s'alza un’eco di accordi
scordi cadute dal limiti immoti
scorgi volti e visi sul filo
e dopo il filo lo specchio
e dopo mare oleoso e risacca
sbatte la vela di stracci corrotta
si frantuma l’albero di marciume corrotto
le mani tra i pochi capelli bruciati dal sole
quasi trattengono gli ultimi pensieri
Prence mio corrotta è la zattera
corrotto il mare
corrotto il tuo volto
falso il cammino e
veloce ti abbandona
quella totale volontà
che fa tutto essere luogo
tempo e triste materia
Quale felicità schiude l’ultima colonna ?
quale destino non t’accomuna ad altro più nobile Ulisse ?
se nulla resta dopo il naufragio
se ormai è spenta l’onda
e non odi che l’eco del riflusso
mio triste inarreso… Gadaelfir
F.
(Il mio silenzio è denso di pensieri: non occorrono parole.
Marzia )