DOCUMENTO

 

20/10/00

L'assorta intensità d'impervio sguardo

mai non si levi a luce di tue stelle

se ancora e sempre sfrena

di Catonia sua luce il desiderio

ed è mio grembo,Padre,

immoto mio centro che m'incroda

sull'irto strapiombo dei miei corpi:

se cedo sarà l'anima già sfranta

polvere che a Te non può levare

se cauta azzardo un lieve gesto

m'insorge livido terrore della fine-

questo soltanto,Padre,mi rimane:

di verde aspro rigetto richiamarti,

poi fermare.

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24/10/00

Non la profondità né l'ardimento

quando di me inchiavardata gettavo

alla ricerca di cieli sconosciuti

di luna in corsa ostile

se l'esile mia luce,lontana

certezza sfolgorante di altra luce

raccattavo affannando a possedere

nell'anima segni inesplorati-

ben poco forse questo ti serviva,

esistenza che esigevi

altro levare da me altro abbandono:

che levassi,certo,ma levassi

di grembo bruciante suo disfreno

che cieco non desidera diverso:

solo se stesso vuole fame e suo dissenno-

a lui non levi Dio,

di azzardo non levi né ardimento.

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25/10/00

Nadir di un'impossibile promessa

m'insegue mentre batte mia ricerca

di un'anima non più di eterno inciampo

che irta non levi a rigettarmi

e l'anima mi sazi la soddisfi

di chiari sensi sconosciuti,

d'intatta fertile certezza-

ma non arrivo ancora possederti,

vita,se mi brucia il cielo

l'anima e il grembo

perché luce di luna non gli serve

levando negare il freddo eterno.

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26/10/00

"Sia luce",Padre,ti levasti urlando

e ancora non comprendo

se a troppo fuoco e amore

se ad improvviso getto del dissenno:

e luce fu,

ma luce fu sconvolta

di fame di stupro di materia-

per questo,Padre,levo ad invocarti

se paura mi muove o desiderio:

non sia luce creazione di mio grembo

non sia luce trafitta di altro nero

in eterno disabiti il mio grembo

incrosti in eterno sulle labbra

sale della rinuncia,

mia luce che disperde.

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06/11/00

Io ti vidi quando levasti a generare

dalle pietre figli per Abramo

e si rifranse tua energia implacata

sull'anima ancora più implacata-

perché,Padre ti chiedo,dal mio grembo

tu non ti levi a generare vita?

O forse insospettata pietra a tuo spavento

grembo dove muore in eterno quel mio seme

ma frutto non produce e solo Morte

genera Morte:

misura dei sensi più infiniti,

inesplorata geometria di luce

che solo schiva solo si allontana

dal buio dove sperdo,miei calcoli

di nero di paura.

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10/11/00

Non ti sconvolga mio sepolto seme

che ancor non mostra intendere la strada

perché in alto di slancio quel mio stelo

e penetri di energia tenace

la mia radice nell'impervia sede-

continua,se anche troppe e troppe volte appare

che ti rinneghi quel mio grembo stolto

che l'anima di tenebre trafitta

da te sguardo distolga e non si curi-

continua,Padre,a spargere di seme:

dubbio non ti possieda se in grazia di Parola

eterna accoglie mia parola

incomprensibile l'offerta del tuo seme.

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11/11/00

Non pensare d'incontrarmi

in dimore che non sento,avversi grembi,

ora più non risiedo

in squallidi luoghi sconosciuti:

se desiderio di me brusco ti afferra

Morte dovrai cercarmi altrove-

abito il grembo di Parola che mi prende

più d'inesausto cielo sue comete,

vivo in dimore d'infinite stanze

infinite come la sua tenacia

che braccando inseguire

al rigetto mai cede.

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16/01/01

Nero di notte cielo di tuo grembo

abbatte quando luna di suo slancio

-che certo non ardivi di sognare-

di raggi e chiara forza ti possiede

levando l'anima vibrante che impaura

a vita feconda di un azzurro

perfino più fecondo del tuo inverno-

infine accolga cielo di tuo grembo

l'Eterno che nell'anima s'incarna-

seme di ore lunari,di suo verbo.

 

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18/01/01

Non vi possiede ritmo ma dissenno

anima,grembo

se freddo blu d'inverno leva

implacato guerriero a minacciarvi

se dei più freddi giorni

non intende ragioni il desiderio

né invito alla prudenza:

apocalisse ad ogni costo chiede

apocalisse solo urla pretende

perché nutra gelida sua fame-

così gelida fame di mia luna

quando anima possiede

ed il mio grembo.

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18/01/01

Non ha parole luna se mai intende

parole che le getti

in tenace dissenno di speranza

che infine accolga e renda al tuo possesso-

forse risposta è in astri in altro cielo,

ma l'anima e l'anima d'inverno

certo non leva ad ansia e desiderio:

perché ferma tuo nero di stoltezza

a false lontananze e non avvede:

altro non è chiaro di raggi

che un'implacata assenza.

 

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18/01/01

Padre di un'infinita lontananza,

più inerme dell'erba che calpesto

più prossimo del cibo che mi nutre

levati saldo se nei smarriti giorni

quei freddi raggi e freddo blu d'inverno

si gettano padroni dell'anima del grembo-

ti sia speranza,Padre,ti sia luce

mio seme che l'anima nasconde:

di nuovo ascolto nascere e Parola

e tutta offrirmi preda

non più di luna e infame suo possesso,

ma di altre voci,notte,

forse del tuo Eterno.

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30/01/01

Sempre più seme,sempre più selvaggio

in se stesso s'attorce quel dissenno

che grembo muove e l'anima,esistenza-

ma io sono cielo,cielo che inchiavarda

nel gelo blu di fredda lontananza

e seme non avverte né impaura

se nel mio blu dimora sola luce

intensa di suo slancio la mia luna:

suo desiderio è padre di parola,

suoi raggi le mie porte

che negano in eterno quel dissenno.

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29/01/01

Intensi cenni di luce vigorosa

intensa sobrietà di mie parole:

altro non possedete per saziarvi-

ma tu,anima,non cedere a paura

tu resta saldo,grembo,

se nostra mensa così stenta appare-

insieme a me levate nell'attesa

di altro cibo di altro nutrimento,

quel solo raggio di un'obliqua Luce

che tutto paralizza e poi discerpa

da noi vita dei giorni e desiderio

così che solo raggio levi e ci divori

e noi,anima e grembo,divorati

divorando saziamo antica fame.

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26/11/00

Così di luce io muoia e di ricerca

perché preda più sagace in eterno

mi schiva l'esistenza se l'inseguo

accanita nell'aria fiutando

di nero le mie tracce

e seme non risponde né Parola

se di sguardi sbarrati,di paura

non si avvede l'anima che sperde:

suo improvvido levarsi

più di Medusa o basilisco

impietra il seme

impietra la Parola.

 

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29/01/01

Padre,dal profondo io t'invoco-

di un abisso che non è abisso,ma soltanto

implacato nero di un'assenza:

tu vedi,grembi cui mi protesi urlando

cani da guardia ostili mi negano di entrare

nel sacro luogo così ben difeso

che sguardo mi distoglie sin da quando

il primo ostile grembo

inerme mi gettò ad assurdo suo dissenno:

centro di un'esistenza che in me schianta

così di lampi obliqua luce che discerpa

l'albero,sua paura e sofferenza.

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26/11/00

Mia stella,grembo che tua luce menti

a danno ed a mia perdita,ricorda:

tu non sarai più solo a possedermi

se Morte mia padrona muove

anche lei stanca di non aver possesso-

a eterna stretta leverà il mio corpo

grembo sarai disperso dal tuo cielo

gettando nella tenda dei luoghi silenziosi-

sia questa la tua fine

grembo che adesso ancora fermi

nella certezza di un astro luminoso.

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Morte che si nega

che aspetti Morte a diventarmi

più bianca ostile vetta

che respinge incauta la sfida

e l'ardimento?

Non sia che solitudine

-anche tu sola nell'anima nel grembo-

a forza ti rigetta ad inseguire

quell'infido richiamo di esistenza:

non cedere,ricorda,sei soltanto

soltanto il desiderio di una notte:

possederti in fretta rigettarti-

così con me,mia Morte,

così con mia parola con mio grembo.

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14/10/00

Anima,ora che improvviso avverti

il morso del grembo e della vita

luce che leva nei tuoi giorni avversa,

non ti protegga luna dall'azzardo

non sia rifugio parola che consente-

anima,sia la discesa sino al più profondo

nero sdegno a spergiuro al tuo timore

e,soprattutto,anima,ricorda:

non abiuri l'urlo del tuo cielo

ad astri di falsa luce,di facile promessa-

là non è Dio,ma altrove,in atra sfida

che le radici di ogni senso abbatte

ogni chiusura a sfregio ormai divelta

malora di speranza e desiderio.

Gabriella Garofalo

 

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