Fiamma

Soffio caldo.

Occhi:

ardenti tizzoni

di quercia antica.

Bocca:

tazzina di falsa porcellana

dal bordo impiastrato di rossetto.

Nudo corpo:

abisso per l’innocente sguardo.

Notte:

nera coltre di raso,

nascondiglio di purulente verità.

Domani:

tacito pensiero

brama un caldo respiro.

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GRADINI

Gradini di pietra dura,

dopo tanto vi rivedo.

Come una macchina del tempo

mi riportate indietro nel passato.

E’ come rivedere un vecchio film:

scene a volte chiare e a volte un po' sbiadite.

Gradini,

all’uscio di una vecchia casa diroccata,

il tempo su di voi non ha pesato.

Siete come vi ricordavo,

intatti i segni e nomi incisi nel passato.

Solitari gradini!

Non siete più ritrovo per discoli ragazzi,

nessuna mano altri segni inciderà.

Per tanto tempo ci siamo fatti compagnia,

giochi e storie

avete visti e ascoltate tante.

Bastava poco:

una pietra per giocare a nascondiglio,

un legnuolo per giocare a lippa,

l’astràgalo per giocare a dado.

Nel leggere quei nomi incisi,

gli occhi mi si riempiono di lacrime.

Rivedo i loro volti ad uno a uno:

chi non è mai cresciuto,

ed altri di cui, oggi, è rimasto il solo nome.

Nella quiete sento le loro voci tra i gradini.

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Dalla finestra

Finestra nera,

disegnata su un muro bianco.

Nel riquadro nero, io,

immobile, come un dipinto

incorniciato dal bianco muro.

Vedo una mamma abbracciare il figlio

scampato a una disgrazia.

Vedo un carro trainato da un mulo,

un villano trainare la bestia,

a cassetta, un imberbe ragazzo

canta un motivo di tanti anni fa.

Vedo il sole scomparire tra i monti.

Sento nel viso la carezza del vento

sento l’odore salmastro dello Ionio.

Sento rintocchi affrettati,

è un cuore da qualche parte che batte,

sento il buio bussare alla porta

sento passi camminare al mio fianco:

è il tempo che insegue il mio sguardo.

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LA MIA OMBRA

Ombra sbilenca

di un corpo stremato.

Inseparabile compagna,

parla, racconta,

non importa cosa,

basta che io senta la tua voce.

Ombra dalla lunghe braccia,

mi stringi, mi soffochi,

mi accarezzi, mi violenti,

sfratti la fiamma che mi scalda.

Geli il mio respiro,

come stalattite,

si spezzerà, rovinerà, squarcerà.

Freddo nido la mia mente,

dimora di figure deforme.

Ombre,

come appuntite pietre,

nell’assolato deserto,

lacerate il mio andare.

Sfinito cedo.

Domani:

silenzioso miraggio.

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       ARSURA

Affondo le mani fra la cenere.
Cenere ancora calda
di un cuore che più non brucia.

Cerco la radice del male,
nel tepore del palpito.

Sento i ricordi inumidirsi.

Come intriso in un calamaio

d’inchiostro nero,
tutto mi si colora di notte

e, nella notte,

il lugubre lamento del gufo
raggela il mio pensiero.


Come un salice

piange il mio corpo.

A goccia a goccia stilla il mio tempo,

pozzanghera di vetro:

              m’immergo.

              Annegherò nell’arsura.

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A TUA IMMAGINE

Se oltre alla creta che usano gli scultori ,

potessi avere,

dal cielo:

due stelle e i colori dell’arcobaleno;

dalla natura:

il profumo del gelsomino;

dal ciliegio:

la sua frutta vellutata ;

dagli angeli:

ciocche della loro chioma;

dall’usignolo:

il suo canto,

dal vento:

il giusto soffio di vita,

farei una immagine

che somigliasse a te.

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IL TEMPO

Il tempo:

Un tempo per vivere,

un tempo per amare,

un tempo per morire".

Il tempo scandito

dai palpiti nel petto

Ha lo stesso sapore

del tempo passato,

E’ il tempo del quale siamo intrisi,

che vorremmo poter lavare.

Il tempo che ci cammina a fianco,

che spia ogni nostro desiderio,

le nostre gioie e

le nostre pene,

sarà il tempo del quale parleremo,

diventerà il tempo

del quale vorremmo

ancora poterci nutrire.

                                        Vincenzo detto Cenzo

 

Le nostre poesie