Gli occhiali di Dio (racconto-favola poetico)

 

Nella redazione del cielo si è liberato

un posto di giornalista come inviato speciale

sulla terra.

Io sono pronto per il grande esame.

So benissimo che lo stile del Padreterno

è molto diverso da quello degli uomini

sulla terra.

Ogni fatto va narrato solo al positivo.

Arriva il momento tanto atteso.

Sono nell’ ufficio di Dio.

E al suo cospetto supero a pieni voti la prova

teorica.

Mi compiaccio e, in un momento di pausa,

sfruttando la sua assenza,

frugo furtivamente, con lo sguardo, le sue cose.

Scorgo, sulla sua scrivania, i suoi occhiali.

La tentazione è forte.

L’euforia del momento mi fa esitare,

in un attimo, ecco inforcati gli occhiali.

Rimango letteralmente estasiato.

Con gli occhiali vedo tutto chiaro e

trasparente.

Di ogni cosa mi appare la realtà più profonda.

Nessun segreto si nasconde ai miei occhi.

Guardo all’ingiù e fermo lo sguardo,

su un possidente terriero

che sfrutta gli extracomunitari

per lavori massacranti senza

un’assicurazione, né adeguato compenso.

In questo momento ne sta proprio

assoldando uno.

Non sopporto oltre. E, senza esitazione alcuna,

raccolgo lo sgabello

sotto la scrivania e glielo scaravento in testa.

Ma ecco che ritorna Dio,
testimone invisibile e silenzioso di tutto, mi

chiede

spiegazione di tal gesto.

Ma è chiaro: << Quel disonesto va punito! >>

esclamo con voce forte e assetata di giustizia.

<< Ah, no! Non ti rendi conto

che ti sei messo i miei occhiali,

ma non il mio cuore? >>

<< Ha diritto di giudicare

solo chi ha il potere di salvare >>

Mi sorride e, come un buon padre, mi raccomanda:

<< E ora va e scrivi col cuore >>.

                                    Sandro Fiorenza

 

 

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