I passi e l’attesa
E noi da soli e tu in qualche lettera
a tratti tutto in una frase.
Chissà non sia speranza.
Non m’ode chi pesca voci al dock.
E il fumo di quella nave salpa
per chi ha da ricominciare i passi e l’attesa
mentre la scia taglia e ricuce.
E chi lo dice al ramo a terra
che chi s’è salvato
avrà più gemme da frutti.
Anche l’albero maestro.
Ma dovrebbe passare una stagione.
Entrare e andare via di nuovo.
E tutto sembra lo stesso seduto tempo
con un fiammifero allo specchio.
Luce dal faro bruciare
il filo di un pensiero.
È il riflesso.
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Non tutto il cielo
Quasi paura nell'infanzia
fianco a fianco con il buio
il sorgere e il tramontare.
L’ora di questa ora
al focolare
di una lampada blu soffuso
discreta.
Come se fosse un giocattolo vecchio.
Non c'è nessuna traccia amara da bere
a denti stretti
dove l'occhio non si sofferma.
E chissà anche fino a dove guardare.
Che ci accompagna
imitare
i perché mai chiesti
o chiudere i battenti delle nuvole.
Appariranno stelle.
Quando non ci pensa il cielo.
Il sospirato almeno.
I primi passi
immaginandosi.
Non tutto il cielo.
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Nulla di strano
In questi corridoi di casa
passa troppa poca aria
per poter sostare.
Così mi spingo
fuori mura ad altre pareti.
Campi per alberi
e fiori.
Nulla di strano.
E sotto questo arancio
che veste ancora bottoni di frutti
le gemme sorgono all’occhiello.
Sarà per chi non l’ha colti
lassù
sull’ultimo ramo
che non si piega
che la pianta beve se stessa.
Ho bruciato le canne
fuoco.
Così false
ad inchinarsi ad ogni vento.
E dalle ceneri
è il primo giorno la dispersione vita
a spiegare.
N’esce germoglio.
Senza che
d’un nudo porte aperte.
Luigi Diego Eléna