L'ultimo canto di Tavor

 

Diaconi accecati più

che d'acqua lunamara

disassennata lunaspina

aspergono acide afasie

danzando sabbatici

nel cerchio corrotto

dei ciechi aruspici

dagli occhi immoti.

Tragedianti maschere

dismessa nemesi

di acclarati teatranti

cristralizzano emozioni

da volti alteri

ceruleo scarnificati

eburneo disanimati

d'ebbro dissenno

Etère dal seno cadente

ammaniscono delizie

all'irtoaculeato infante

virtuose di facezie

nella disadorna

ricchezza dello stagno

e delle sue pigrizie.

Falsi aedi

ittero accigliati

distonici cantori

deutero agonizzati

tracimano

distici e dentici

da fauci golose

riempiendo di umori

l'anelato silenzio

Morfeo e Tavor

mi urlano amore

mi chiedono amore

mi promettono amore

se solo

l'amore

non fosse

un bisogno mio

ma un'esigenza

di dio

 

E sono ormai stanco

quando s'accende la luce

e comincio

...a dormire

F.

 

 Le nostre poesie