LA TUA DONNA.

S’affacciava,

la sera,

dal balcone

che s’apriva

sulla strada,

di rimpetto

all’ osteria.

Ti chiamava,

ti chiamava ancora.

Tra le risa,

il fumo

e il forte

olezzo del vino,

la percepivi appena.

Ma, ugualmente,

t’ alzavi,

lasciavi gli amici,

abbandonavi il bicchiere;

rincasavi un po’ barcollante.

Inutilmente,

avevi cercato

di scordare

la tua povertà,

il poco tuo denaro,

la troppa tua stanchezza.

Ti destavi il mattino

col pensiero del pane,

sempre,

più opprimente,

col capo,

maggiormente,

dolente.

Ma, ogni sera,

costante

la voce ti richiamava

e ti staccava

da quel bicchiere

di troppo.

Anni sono passati:

ora che hai più denaro,

minore stanchezza;

ora che non vai più

all’osteria,

adesso,

che non avresti

nulla da dimenticare.

Ora il trapasso

t’ha portato via

quella voce d’amore.

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NATALE

(a Benedetta)

Senti,

dal campanile,

la mezzanotte suona.

E’ Natale!

Sai, qual’è

l’attuale Natale,

per me,

bimba mia?

Natale

è la tua ardente particella

di cielo notturno

che splende e sfavilla

di tremule stelle

dorate.

Natale

è la tua terra stanca

dormiente beata

sotto la coltre

argentea,

sognando

la rifiorente stagione.

Natale

è il tuo possente abete

addobbato

di minuscole luci

che illuminano

tutta la tua ridente

e serena dimora.

Natale

è il tuo piccolo Amico Divino

che rinasce,

con te,

nel tuo cuore sincero,

ed ancora infantile,

con il Suo immenso Amore,

in un tenero abbraccio

di gioie e di giochi.

 

Zia Silvana Natale 2002

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NONNA ANGELINA.

" Meglio un ricovero

in ospedale!"

Sospirò il medico.

La buona nuora

t’aiutò ad alzarti

dal tuo letto,

a vestirti,

a preparare

il bagaglio;

tu fermasti

la sua mano

che rinchiudeva

la valigia

per porvi,

ancora,

il mio bianco Rosario.

Oltrepassata la soglia,

d’un tratto t’arrestasti,

ti voltasti

verso la tua casa,

facendo

il Segno della Croce.

Tu, già, lo sentivi:

non l’avresti più rivista;

neanche da morta.

Così lasciasti la tua dimora;

così lasciasti Lobbi.

Il De Profundis fu recitato

nella Camera Ardente

della clinica.

Del tuo paese

non hai ripercorso,

altro che il viale

conducente al Cimitero.

Il candido mio Rosario,

io non l’ho ritrovato:

amo pensare

che lo serri,

ancora,

tra le tue mani

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PROMESSA, ADDIO!

 

“ Gemella,

fra otto settimane,

nasceremo? ”

“ No! Nasceremo,

questa sera.”

“ Sarà un lieto evento,

il nostro.

Non ci  attenderanno,

così presto!”

“ Quale promessa fra noi? "

“ Promettiamoci

che saremo……

……..

due simpatiche monelle,

sempre unite.”

“ Ecco mamma

ha le doglie;

la nostra ora

è suonata.”

“ Esci prima tu, gemella.

Dopo esco io!”

“ Uuuueeeee, uuueeee! “

“ quanta gioia

c’è in casa.”

“ Che festosi vagiti!”

“ Ohhh.

Dove ci racchiudono,

gemella?”

“ In un’unica culla termica.”

“ Io sto soffocando!”

“ Coraggio!”

“ Che dolori

ho nel capo,

sento

i primi sintomi

della perenne spasticità.

Non so, gemella,

se riuscirò

a mantenermi fedele

alla promessa.”

 

Silvana Pagella.

 

 

 

Le nostre poesie