La vallata
Ogni volta t’induco
a nuovo percorso,
è forte il richiamo di mirare la valle.
Il ricordo inciso,
mi proietta il colore tenue
confuso nell’orizzonte sbiadito.
Tra le casine colorate
è forte il profumo mattiniero del pane
e della stalla di capre.
I vecchi come armati,
accarezzano il bastone liscio
e frugano curiosi nelle spesse lenti.
Riposano lungo i muri,
anche due silenziose donnine
a formare la minuscola arena.
In linea retta, verso sera
susseguono i campanili
dall’est verso il Monte.
Tra me e loro l’arido sacro Fiume
s’allarga nella vallata
e mi porta lontano.
Scivola il sassoso biancore
a formare il ricordo
di battaglie lontane.
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Federico
Studioso indeciso
inconsapevole attore,
a lungo invocasti
il buio profondo.
Poeta d’amore
cantore di morte,
esultante Granada
riponesti l'arma.
Insulso odio e cecità
uccisero l’ispirazione,
la grande anima ancora s’impone
in questa arida ora.
L’embrione di Fuente Vaqueros
rimane nella distesa,
richiamo delle menti nostre.
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Laura
Quale leggero espiro sento,
la tua celata azione,
rabbiosa,
il mio essere sottilmente odioso.
Al ricordo,
del piacere perverso,
dell’età complicata,
l’aspro sentimento
d’altra donna ascritto.
Quanto conosco amara,
l’inspiegabile,
insopportabile finzione.
L’alone bonario
a velare l’odio
definitivo e povero.
T’ammiro al confronto,
quel sorriso misterioso,
così vero e limpido,
ignoto alla dovuta forma:
ai più immeritato.
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Cime
Il respiro si fa leggero
nel vedere le cime
finalmente candide,
quasi dipinte di zinco,
traguardando l'aria tersa.
Dolorosa discesa
nel ritornare
dov'è soffocante
la quotidiana rincorsa,
inutile ridicola sfida fangosa.
Lo spazio profumato
dentro me s'allarga,
il sogno s'intensifica,
può realizzarsi la meta, ora.
Invece catrame,
vischioso, rumoroso
che mi porta lontano.
Al ritorno
gli occhi spalancati
a guardare l'oscurità,
cercando deboli incerte
alte luci
a trascinare ancora il sogno,
aspettando il prossimo sole.
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Scomparsa
A volte il ricordo
mi porta nel precipizio del nulla,
al venire del dormiveglia della vita,
al momento supremo.
E ti rivedo indifferente
diritta e beffarda,
sorpresa e timorosa,
aggrappata al bordo fatale.
Non sono più solo
possiedo i tuoi doni: la conoscenza
e la pienezza dei giorni,
ora la faticosa meta è chiara.
L’alba si rinnova
per altri umani tristi,
tu non potrai sapere della forza,
della veduta lontana.
Non dimenticherò
gli anni d’inconsapevole insieme,
della speranza testarda
nel pianto represso.
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La città sperata
Il bagliore incerto e lontano
s’intravede intenso.
Luci colorate,
tiepidi richiami. Gialli.
Il grembo salvatore,
grovigli d’api
dolce miscuglio.
Donne innamorate,
l’esplosione di cielo,
l’azzurro mattino,
il timore della vita ci accoglie.
Scattiamo all’improvvisa salvezza,
lasciamo in fretta il luogo
così affollato
freddo e vuoto.
Ora c’inseguiamo,
di corsa nello stretto corridoio
e nello spazio immenso
della città prossima.
Ci disperdiamo,
un ventaglio senza fine,
senza speranza di rivederci.
Gian del Montello