MA QUESTA LUCE OBLIQUA

Quegli occhi tuoi celesti

un po’ smarriti

furtivamente cercano il mio sguardo

per riabbassarsi rapidi

nel pudore ostentato del giornale.

 

Ritrovo a poco a poco

nitide cose care

e le vecchie abitudini

abbandonate momentaneamente

nel riappropriarmi di significati

più intensi e più struggenti

da quando aleggia la minaccia.

 

Non si possiede niente

nel transito terreno.

Quel che ci è dato in prestito per brevi

ed illusorie felicità dovremo

o prima o poi tutto restituire

e tutto sarà mio più acutamente

fin quando, oh un po’ più tardi,

sopra di me si chiuda

il solco dell’oblio.

 

Ma questa luce obliqua

cangiante nei tuoi occhi

è pur sempre una luce

che cala sui contorni e ne confonde

le asperità in limbi di dolcezza.

                    

                            Maria Patrizia Bianchi Cecchini

 

Tratta da All’azzardo dei giorni edito da Gruppo Edicom

 

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