Maledetto il nome della passione

In questa sorta di maledizione

trangugio fiele a ogni oscuro passo,

mentre ombreggiano all’infinito

stormi d’uccelli in un cielo senza più promesse.

 

Così, sul limitare della oscura soglia

governo la mia vita

scegliendo le posate lucide

che una lavastoviglie ha consumato.

 

Credevo di essere un testimone

 invece ero io l’assassino

e di questo mio peccato sconto ancora il fio.

 

Dimmi, tu che sai sempre cogliere il vero senso,

dimmi questo patire ha ancora un senso?

Scuoti la testa senza misericordia alcuna,

infili la spada nel lago di sangue.

 

Mentisti il giorno della promessa,

per tener fede al nostro giuramento,

dodici volte rinnegasti amore,

senza mai dirne la ragione vera.

 

Ora sul pavimento sporco,

attendo il tuo arrivo da quella porta,

ora che la mia spada non ha più filo,

ora che di plastica e spine è il mio tempo.

 

Manterrò fede al giuramento,

regina di dolore e di menzogna,

la mia anima hai chiesto per ricompensa,

l’avrai, non temere, ma a quale prezzo?

 

Maledetto sia il nome della passione,

che ha bruciato sui carboni i sentimenti,

dall’inferno sei stata vomitata

solo per prendermi l’anima, regina dannata.

 

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Oppio

Giocare a carte a volte mi angoscia,

ma Londra ha tempi diversi,

Carlo ha sempre voglia di giocare,

Jenny dice che è un bambinone.

 

Ho letto le sue poesie d’amore,

Jenny mi racconta sempre,

anche lei mi dice che faccio male,

che non dovrei tradire la mia compagna.

 

Certo che essere amico di un ebreo,

per giunta che ha rinnegato,

non giova alla mia reputazione,

ma ci sono scelte che valgono più di mille messe.

 

Jenny è preoccupata per Edgard,

Soho ha molta umidità,

il piccolo Mush non si riprende,

magari cerchiamo una soluzione.

 

Carlo dice che non ci capiranno,

scrive tanto e non si lagna,

dice che tutte le chiese ci sono contro,

per forza, sono loro causa di mille guerre.

 

Giocare a carte a Londra,

in un inverno del 1854,

leggere le poesie d’amore di Carlo a Jenny,

mentre la storia scivola tra la polvere.

 

Schiacciando uno scarafaggio e bevendo birra,

con questa pioggia avvilente,

Friedrich, mi urla sempre Karl,

gioca un’altra carta o lascia stare.

                                                            Pelmo

 

Le nostre poesie