Alle soste degli occhi nel sole
Passo dopo passo s’aprirà il cielo
quando il sonno è il mare di vetro
a contare le luci all'orizzonte
per ogni stella che cade scorza.
E un poco luce si regge
traboccata dalla piazza sull’acqua matrigna
poi alla cesta d’abisso come un sasso.
E resta pulito il celeste sereno ad aprirmi
la scala a spiegarmi come ogni gradino d’altare
è il segreto in ginocchio per ogni piede per via
che sporge una festa come un ramo di gemme
l’animo in bruma di penitenza velo confessionale.
Rivolta alle soste degli occhi aperti nel sole al cieco
entra lo sguardo e qui s’affaccia.
Basta per guadagnarmi la maschera
quasi la sua faccia che prega in qualunque immenso.
La vita sia la vita.
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Col secchio delle stelle
Ed io ti seguo maschera d'ogni immagine
fumo che scendi dai camini alle tramogge
e lenzuoli i coppi d’agre profumo.
Un filo per accomodarsi sulle nubi di tabacco
compagno col secchio delle stelle
da versare in cielo che vuol dire abitudine.
Nel boccale è finito il vento che sa di sale
a farmi battere ai polsi la verità che piove.
Bussa dal parcheggio dell’albergo ad ore la frenesia
e dimentica parte per una veloce spia riflessione.
Ruotando si rovescia il sole e non cade.
S’allarga di saziarmi di sete la gentilezza ombra
un altro finché a cercare e passare.
S’allunga dell’ultima luna d’accendere.
E dilaga.
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Un angelo che ha sete
Dietro alla memoria nell'aria
le ingenue invidie dei difetti
ferite alla confessione del silenzio.
Sulla piazza cuscino
incontri di strade vicine e lontane
al giardino in pensione sotto la neve d’inverno
che qui è una parola rara
fuma sul mare la sua pelle febbre
e qualche vizio come l’alcol.
Della felicità la locanda l’insegna ha solo
la luna che ora si è illuminata
al paradiso che dorme al sole.
Là con pazienza è un angelo che ha sete
e una zingara risata come pioggia
al fascino di uno specchio d’acqua.
Intermittenti solo le ombre stanche
per l’ultimo tuffo acceso saluto negli occhi.
A comprenderli dura quanto ti porta il volo.
Fino o quasi.
Luigi Diego Eléna