Poesia
Gli abeti attorno al silenzioso lago,
vanitosi, specchiano le loro cime.
Nelle placide acque,
affonda l’immagine di un vecchio e
trasandato corpo.
Sulla sponda,
l’imberbe cuore di un rude sognatore,
appesantito della mesta compagnia dei ricordi,
sente fluire la vita che a fatica spinge.
Affosso nell’oblio.
Inique parole,
dalle rinsecchite labbra,
fiotti di acqua alla foce giunti,
inghiottiti dal vortice si perdono.
L’animo dal corpo denudato,
issato sulle alte cime, nascosto fra le nubi,
nelle parole che il vento trascina
conforto cerca.
La poesia,
quasi non avesse più
tempo per me,
frettolosa s’allontana.
Oh! Calliope, musa del tempo che fu,
concedimi, l’ultima volta, declamare parole vive,
prima che la ossuta mano scriva:
- Cenzo non è più qui.
Vincenzo (detto Cenzo)