Sogno d’internauta
Ah, fossi un byte!
potrei sgusciare ratto dal tuo schermo
e specchiarmi nel lago dei tuoi occhi!
Ah, fossi un byte!
potrei nascondermi nella tua mano
e sentir le tue dita accarezzarmi!
Ah, non fossi anima
corpo vita cuore
potrei svenire qui fra le tue braccia
al tocco indelicato d’un tuo click.
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Cupio dissolvi
Da un lato,
finestre chiuse del palazzo di fronte,
dall’altro,
la porta del bagno.
Suoni:
dalla cucina rumore di stoviglie,
le note del piano che suona un figlio,
dell’altro ferite nell’animo:
"Ci lasci memorie?…
a noi che non leggiamo?…"
Lasciaci sculture, piuttosto!
E, ci hai rotto col tuo dire
"poco tempo mi resta! "…
Efficienza, funzionalità molta.
Tenerezza:
ah, la tenerezza, l’affetto, l’amore!…
Questo il mio mondo, ormai…
Steso sul letto della sofferenza
Seguo le ombre diluirsi sulle pareti:
fra poco sarà di nuovo sera.
E nell’oscurità vorrei svanire.
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Dubbio
Uscimmo ubriachi di Lete da un mondo di nebbia
- o forse no -
certo giungiamo a questa terra
ognuno collocato in uno spazio, un tempo,
ognuno incolonnato in una schiera,
ognuno racchiuso in una pelle.
Tutti
un progetto nella mente:
libertà, fraternità, eguaglianza,
eternità finanche.
Poi ritorniamo non più ubriachi ma coscienti
- o non torniamo? -
in un mondo di nebbia
e così via, progenie dopo l’altra,
famiglia dopo l’altra,
dopo l’altra…
Un processo infinito
- o è finito? -
Donde veniamo, chi siamo, dove andiamo:
scannati siamo a sorte?
o siamo larve per un cosmo nuovo?
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Invocazione
Anime senza volto che navigate nella rete,
anime che non avete tesoro di occhi, di capelli,
marinai di nuova razza
erranti su fragili barche virtuali
stivate di speranze, sofferenze, attese,
alla ricerca di porti propizi ove donare,
non mercanteggiare,
le unicità del cuore,
pregate,
ché non s’inquini quest’oceano…
lottate,
ché non s’insozzi quest’oceano !…
Fate che l’occhio limpido, pulito
da lungi possa vedere l’orizzonte
e per terse acque avvistando nuove terre
possa dire: "Anche là è la mia dimora,
anche là poserò il mio cuore e troverò riposo"
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Ore d’estate
Seduto al sole, pigro assaporo una bibita.
L’occhio come un uccello vaga
dal cielo azzurro a quest’altura verde
che calma annega nel lontano lido.
Mi perdo nell’infinito.
Tante domande:
quelle di sempre.
Ricordi:
altri luoghi, altre stanze.
Il bicchiere sfugge dalle dita piano
come la mente dalla realtà:
vetro che si sbriciola
in mille gemme screziate.
I miei pensieri, le mie speranze!
Passa una nuvola.
Ne spegne la luce.
Gaetano Cuozzo