MORTE D’ESTATE
Profumi e colori di gioie passate,
limpidi cieli d’azzurri screziati,
il lento vagabondar d’intere giornate
e il brulicar di pensieri ci fa malati.
Assopiti in un far nulla vagabondo,
in tutto quello che è sogno,
appassionati viaggiatori; viaggiatore errabondo
ti dai sol pena d’esser giocondo.
Pallidi bagliori di luce aggraziata,
quando l’incanto contorto di nidi di serpi
a l’imbrunir di fatal giornata
da sol tremor di lunghe febbri.
Oggi ho capito, mai vorrò morir d’inverno,
trovar gioia nel marmo freddo, rigato
dal caldo rigoglioso sangue eterno,
quando l’ultimo fiato esalato
non può riscaldar il cor straziato.
La nuova casa non ha merlate finestre,
nessun sorriso di figure aggraziate; passato
che riemerge dai segreti di antiche foreste.
Nel cristallo fondo, nel danzar in festa
di bianca pioggia celeste, l’occhio da miraggio
furibondo di quel che resta
e saper non da coraggio
che non c’è più giorno di festa,
ne il ricordo di paesaggio
nella nostra faccia mesta;
come il subir crudel pestaggio,
è sorte d’ogni qual uomo, che fallito
che fallito il suo cercar in valle spenta,
si sente come il più bel gelso appassito,
come quando con perversa rabbia, s’avventa
il cane sull’osso da verme
intaccato. Solo il pungente dolore
ha significato, è non poetico carme
può mascherare il nauseabondo odore
d’anima morente. Fulminee sensazioni
son queste, soventi balzano da un pensiero
all’altro,quando si è nelle nere stagioni
di spirito, dove non si trova più sentiero,
è solo l’unico sollievo
sono i ricordi di un sole di venereo piacere.
Uva amara da immensi pergolati raccoglievo
per addolcir il faticoso mestiere.
Sarebbe bello poter ascoltar la rumorosa
foglia che dall' esile ramo
si stacca e volteggia finché non si posa.
tutto d’innanzi c’è, tutto ciò che amo.
Ecco il tormentato bussar alla porta,
come il fremer d’un bambino per il regalo,
d’affannosa corsa m'accingo.Corta
la strada dell’abisso; ci siamo sopra. E’ morta,
si è rotta, l’anima in mille pezzi con lati
taglienti, capaci di ferir anche i sogni.
Neri corvi alati
ci mostran la via d’ogni
nostro passato giorno triste.
In questa terra vile, infima assassina,
dove le miglior gioie viste
sanno di donna carina.
Che bello sarebbe morir d’estate,
quando il nulla ti salta in testa,
tutte le strade sono affollate,
e l’immaginar va da costa a costa.
Sauro D’Angeli