Come
granelli di sabbia dispersi dal vento
Strano
e triste
è
il tempo che passa.
Logora
menti e pensieri,
consuma
ogni cosa senza pietà
e
senza alcuna fatica
ci
annienta inesorabile.
Come
se non fossimo mai stati.
Come
se le sue nubi
ci
oscurassero da tutti.
Invisibili.
come
la verità
che
disperatamente cerchiamo.
Come
noi stessi
perché
non possiamo vederci.
Si
scompare all’improvviso dalla scena del mondo
e
si tramonta nel mare.
Forse
per sempre
o
forse per un attimo.
Che
dura secoli o secondi,
ci
mostra il buio dell’ignoto
offrendoci
il pianto della fine
o
la speranza di un nuovo inizio.
E
allora in un altro tempo rinasceremo.
Come
ogni cosa che pretende di esistere
ottenendo
l’eterno,
così
la nostra anima vagherà inutilmente.
Perché
nulla è eterno.
Ignari,
quando
si teme il buio,
del
male di essere.
Che
ci logora più del tempo che passa,
che
ci annienta ancor più della morte.
Fra
le parole s’annidano emozioni,
ma
quando la fine farà comparsa,
ci
trascinerà via
come
granelli di sabbia dispersi dal vento.
Allora
saremo nulla.
E
non avrà più importanza
E’
silenzio.
18/03/01
Pace,
essenza di tutti i sogni
D’un
mirifico sogno l’essenza.
Sotto
il sol generata
ed
eroicamente preservata
da
un odio tragicamente nascituro.
con
il tuo soave silenzio,
ascoltami.
Del
mondo che non c’è
tu
sei l’immagine,
del
mondo delle speranze
tu
sei la linfa.
Tu
che nel sogno
trovi
l’effettiva dimensione,
odi
la mia rassegnazione.
Mai
i tuoi fiori profumati
d’illusorio
quanto puro desiderio
germogliar
potranno
fra
l’affanno d’un’ umanità
che
freneticamente naviga verso l’inutile.
Dai
grigi nembi
solo
il tuo barlume nel ciel
troverà
sfogo.
Perché
il reale tuo fulgore
si
smorzerà nell’umana imperfezione.
Mai
il grembo dei popoli
per
te sarà rifugio.
Perché
l’anima aggressiva
e
la guerriera coscienza
ostacolerà
il viaggio dei loro cuori.
Allor
rimarrai per sempre
un’amata
utopia di pochi.
Una
silenziosa e chimerica fantasia
che
ci rattrista e ci rallegra
in
ogni singolo nostro respiro.
E’
silenzio
fra
il freddo pungente dell’inferno.
Freddo
come il ghiaccio
nato
dove il sole
non
osa mai rivolgere i suoi raggi.
La
nebbia nasconde una verità scomoda
e
tragica al tempo stesso,
perché
l’inferno esiste
ed
è nostra creazione.
Frutto
di un odio stupido,
insensatamente
strumentalizzato.
Il
male non ha partito.
E’
silenzio
Su
migliaia di corpi
senz’anima
per nessun motivo.
Si
ode la morte,
si
ascolta il suo canto,
si
contempla il suo sguardo.
Si
respira e si tocca l’angoscia
perché
questo è l’inferno.
E’
silenzio
e
ovunque guarderai non vedrai
che
speranzose giovinezze soffocate.
Dove
sarebbe stata felicità,
non
c’è che tristezza,
ove
era speranza
non
v’è che rassegnazione,
ove
era coraggio non v’è che paura.
E’
silenzio,
si
tace nel buio,
perché
senza luce non c’è parola.
E’
silenzio,
parla
la morte.
19/03/01
Dolce
rifugio stellato e silenzioso,
eterna
prigione del desiderio
che
respiro al corpo toglie
ed
al coraggio infonde.
Beatitudine
del pensiero
che
temporanea realtà diventa
nel
suo magico trascorrere tranquilla
come
d’un giorno assolato il calore.
E
nello scader del suo fascino
ti
preannuncia l’irrealtà
che
nell’apice della sua bellezza
ti
ha offerto.
Come
un settembrino vento,
nel
suo soffiar delicato,
che
precorre all’inverno dei tuoi sentimenti,
che
con il suo pungente gelo
raffredda
il calor speranzoso
delle
fiamme tue nascoste
e
pian piano le smorza.
E
allora benvenuto
nel
frenetico affanno
del
quotidiano esistere.
Bentornato
fra l’eterna ignoranza
di
queste coercitive e inquinanti
consuetudini,
così
drammaticamente ineluttabili
da
spegnere il tuo romanticismo.
Dirompente
ardi,
ma
così disperatamente solitario
da
sembrarti ininfluente.
06/04/2001
Raggio
di luna
Sarà un altro tramonto
a scandire il termine della giornata.
Sarà ancora una volta il sole
a distrarre il mio pensiero.
Saranno cento lunghi giorni,
saranno cento lunghi tramonti
a sbiadire il ricordo del tuo volto,
ancora dolcemente vivo
nei miei occhi.
E quando ti rivedrò,
sarai bella come sempre.
Bella più di prima.
Perché tornerai a sorridermi,
come un fresco risveglio
dopo l’afosa crudeltà del giorno,
che mostra l’imponente verità del suo corso,
con aggressiva animosità,
come un’onda d’urto.
Allor sarà la notte,
il tempo del sogno
misto a ricordo e speranza,
che ad esso alludono eterno respiro.
Sarà la notte,
quando fra il buio stellato,
il tuo barlume diverrà astro lucente
e tornerai ad esser per sempre,
il
mio magico raggio di luna.
10/04/2001
______________________________
Chimera d'averti
E
se per te fossi l’acqua
in
un terren arido
E
se per te fossi una lacrima
che
sulla tua guancia
scorre
e t’accarezza
com’il
vento fa con la roccia,
dura,
ma
né danno né corrasione
procurerà
alla sua ruvida parete.
E
se per te fossi la vita
perpetuo
nel gioir di te…
Ma
l’illusorietà
nel
giorno s’esaurisce
senza
bruma,
senza
buio,
ma
m’oscura l’allegrezza
che
tu solo a me doni.
Se
fossi luce
cadrei
su te
com’un
frammento di cielo
che
alle meraviglie dell’etra rinuncia
solo
per la chimera d’averti.
16/04/01
______________________________
Se
ti guardassi disincantato
e
razionale,
freddo
il mio pensare a te
diverrebbe
inesorabile,
qual’altra
realtà meravigliosa
dovrebbe
divenir il mio rifugio?
Immensa
muraglia
che
dal male m’opprime,
ma
nel dolor, talvolta, mi conduce
Dolce
preludio d’eternità,
amara
realtà mortale
di
tortuosa inerzia verso ‘l dolore.
20/04/01
ETERNO
E' QUI
-che
sia per me istinto-
lasciandomi
cullare nella sua potenza
-che
dolce e aggressiva resta
per
sempr’e al tempo stesso-
o
ch’io ineluttabile, ala del libero spirito
-che
vincoli non sopporta
né
se da interno crescere,
né
se da eccelsa entità-
forzi
il mondo ed il suo immobil essere
-coercitivo
nella sua naturalezza
come
naturale è l’allegrezza puerile
incantata
da brezze di giovanil incanto-
E
perch’io dedichi me
-nella
metamorfica disillusione
che
il mond’offre
e
la vita comporta,
fra
loro incoscenti
o
genitori snaturati-
alla
speranza del cielo,
quand’è
fra il libeccio e ‘l mare
-ch’ogni
sera m’incanta del suo
ondulato
manto o velo-
[che
vergogne copre e romanticizza]
fra
‘l dolor e l’allegrezza,
fra
l’insipienza e la saggezza
che
il mio cammin si compie e si consuma?
Perch’io
sperar l’eterno dovrei
-ignoranza
dir che di tempo sia la sua essenza,
fata
sol di emozioni intense
e
di gioie ‘sì grandi d’esser da lacrime bagnate-
se
è qui ch’eterno mi sento
quando
il mondo col suo tenue bianco
vezzeggiar
felice
-mattutino,
fresco-
mi
copre dall’inutil vanità dell’universo
e
con voce soave
-mai
disillusa e violenta-
mi
ripete
d’esser
l’unica mia dimora?
17/04/01
E’
nel notturno riflettere
fra
lumi e barlumi d’Occidente
ch’il
mio sogno ha genesi,
quando
le mie membra stravolte
s’abbandonano
alla piacevolezza
della
serale atmosfera,
così
magica e stellata,
così
silenziosamente romantica
ch’i
miei occhi soavemente nel socchiudersi
in
un altro mondo mi traghettano.
Allor
m’appare la mia stanza
di
libri e cartacee parole colma,
ed
io intento a scrivere e leggere,
con
lacrime d’incancellabile marchio
che
il foglio bagnano
e
macchiano rendendo opachi
tutti
i segni di penna realizzati,
che
quasi insignificanti
il
quaderno vecchio riempiono
che
sott’occhi miei ha sito.
E di misterioso passo,
un’animalesca
entità s’appropinqua
nelle
mie fredde stanze.
La
mi’ vista s’annebbia
e
nei suoi giallognol’occhi penetra,
dove
come in specchi di perenne funzione
e
abbagliante riflesso
mi
perdo indifeso.
E
lì il mio cammin smarrisco.
e
mi sovvien d’audire un solo timbro,
conciso,
echeggiante,
di
vocal natura
più
umana che animale,
ma
glacial nel suo risuonare
fra
le infinite mura della mia stanza,
ch’illuminato
mondo diviene,
nel
mio notturno sognare:
<<
Perché con stupor mi guardi umano
e
inerte ti senti di fronte a me,
orripilante?>>
Esterrefatto
nell’accorgermi
ch’immobile
ero veramente
e
ch’ogni movimento singolo
era
pari al sollevar un roccioso masso
o
un intero mondo.
<<
Perché è il mio esser mostruoso
a
farti mio eteronomo? >>
E
divenni anche muto
<<
E’ ciò ch’io per te rappresento
a
farmi agli occhi tuoi ineluttabile,
è
ciò ch’io per te appaio
a
farti sentir vittima del male>>
E
come un fuoco ch’ha in sé l’apice e ‘l declino
il
mio sogno s’esaurisce
in
tutto il su’ misterioso evolversi.
Il
mondo sempiterno,
cioè
quello dell’anima,
ridiviene
mortale. Mortale.
Ed
è qui che fra l’apparir
diventato
per tutti essere,
ch’il
mio incubo comincia
Nessun’è
mostruoso,
nessun’è
enorme animale
ch’ogni
pueril occhio turberebbe.
Nessun’è
così orribilmente primordiale
nel
giudizio vers’esso mosso.
Eppur
è qui che i più grandi orchi,
di
fiabesca fantasia,
compiono
i loro inestinguibili compiti.
Ed
è un marasma perenne.
Te
com'estasi d'aria fresca
piccola
mia,
stella
del mio firmamento.
E’
ben che tu sappia
cosa
in dì futuri m’aspetta
se
non
desolati
deserti senz’acqua
-ove
il vento dune non sposta
perch’immobile
è l’aere del luogo-
Caldi
soli estivi,
asfissianti
apnee d’etra fresca,
che
te aspettano per tornar
a
nutrir il mio respiro.
E
ridivenir gioia d’esistere.
______________________________
Dolce
è pensarti,
serena
di notte,
ammaliante
astro della fallacia.
Dolce
è smarrirsi
dalle
parti del tuo sguardo
tenero
e misterioso
E
meraviglioso è con la mia nave
far
naufragio
nell’infinito
tuo universo
ove
bruma non esiste.
E
quando col pensiero
da
te m’eclisso,
sembra
perir senza pace,
perché
tu sola sai dar tregua
al
mio logorante dolor imperituro.
______________________________
La
parola di tutte le mie parole
di
carta, di voce
di
vita e d’emozioni colme,
che
dell’allusione fanno l’arte suprema.
Mai
esplicito è il pensier mio
e
né di carta, né di voce
è
la sua reale natura.
Bensì
di passione inesauribile
che
maggior sfogo trova
in
musicali e –ora sì- cartacee parole.
Ma
se è pur vero ch’ogni parola
racchiude
l’infinità del cielo
nella
sua semplice sostanza,
anche
l’insipienza del mondo
è
un’arte sopraffina.
Perché
anche lo stolto serve
che
relativo è tutto ciò che razionale
e
irrazionale.
Allor
nel mio cosmo mi rituffo,
in
quella carta di parole traboccante.
Ritorno
ad ascoltare la natura
e
il suo dolce verso primaverile,
il
suo scorrere com’un fiume
senza
lasciarsi condizionar
da
un singolo, scosceso tratto
che
violenza, all’acqua,
più
a dar non riesce.
Son
io che me stesso osservo
in
una metamorfosi stellare,
fatta
di carta e parole,
di
ritmi ossessivamente creati,
dimostrazione
della lor essenza
d’incontenibile
e straripante musica.
La
parola d’ogni parola.
14/04/01
______________________________
Quando
l’etra s’appesantisce
ed
il respiro diviene apnea,
è
Agosto fra l’eccelso lume
del
sole asfissiante.
Sebben
neppure i nembi
smorzano
quest’aere surreale
ch’ogni
sogno trasforma
in
refrigerio d’acqua
e
per ogni dolor fa eco.
Agosto
è tempo ov’ogni amor
diviene
gigante
e
tocca, e vola
sull’ali
dell’eterno.
29/04/01
______________________________
Petalo
di margherita
Capii l'importanza di ciò che fra le mie dita
poco
prima stringevo
solo
dopo che cadde
e
si disperse per sempre.
Capii
che anche un singolo sorriso
conservato
nella mente e negli occhi,
potesse
disperdersi come un petalo di margherita
fra
cinque dita sottili e piccole,
perché
la forza del destino,
che
spinge le nostre stelle più preziose
nel
buio dell’ignoto e dell’irripetibile,
è
più potente del nostro amare.
E
un domani spingerà anche noi,
carichi
di un tesoro gelosamente custodito
fra
le mura del nostro cuore,
fino
a farci cadere.
E
dimenticare.
02/05/01
______________________________
E’
nel cor il pianto vero
perch’ogni
lacrima
cadente
o delicata e scivolante,
mentre
fra ciglia e ciglia
trova
fulgore e buio,
nel
cor traccia luttuosa
il
solco indefettibile
del
mesto morire.
______________________________
Inferno
e paradiso
che
sei il colore dei miei giorni,
che
sei il grigiore di ogni mio lume,
ho
deciso di scrivere.
Oh
freschezza d’un tempo!
Respiro
mio d’inferno e paradiso
ch’ogni
alba e tramonto
il
mio amor sognante rinnovava.
Divenuta
sei il mio dolore
ferita
su me solchi violenta,
quando
indi co’ tuoi occhi
guardi
e non guardi.
Oh
che purezza d’anima!
Ed
io per questo t’amo,
che
risplendevi d’un chiarore eccelso,
e
ch’ogni naturale movimento
rendevi
splendido.
Ma
le tue labbra di me non parlano,
ma
il tuo cuore a me non pensa,
ma
il tuo amore a me non si rivolge,
ma
il tuo guardo a me più non brilla.
E
io ti amo.
05/05/01
Stefano Silvestri