Ti perdono

        La tua lettera è arrivata stamani.

        Ti capisco, sei lontano, sconsolato.

        Le sue ultime parole son state per te,

        per tutto l'amore che ti dette,

        anche se non sapeva esprimerlo.

        Le sue parole a volte quasi preziose,

        non certo tanto loquace, tuo padre.

        L'uomo mio, tuo padre.

        Era un po' come questa sua terra,

        arida e dura ma da un goccio d'acqua

        partoriva un fiore.

        Vi perdono,

        te e quella donna bionda

        dagli occhi di gatta e dal linguaggio strano

        che mai riuscivo a capire.

        Ti portò lontano dalle mie carezze,

        dal mio amore materno

        E' così che ripaghi il latte del mio seno,

        i sacrifici per vederti crescere?

        L'amarezza mi rendeva cieca.

        Andasti, sbattendo la porta,

        solo per tornare in un tramonto infuocato,

        in una mano un secchio di latte,

        nell'altra, un mazzo di fiori di cardo selvatico.

        Non ho mai capito se eri ubriaco.

        Ti amo, Carciofo, dicesti,

        andando, senza voltarti indietro.

        E lui che sogghignava dietro la finestra,

        ti aveva sempre capito, lui sė,

         ero io che non riuscivo mai a capire

        dove la madre finisce e l'amica dovrebbe incominciare.

        Perdonami, ma ero solo una madre, allora.

                                                                        Simbha 2009

 

        Le nostre poesie