Viene la morte al mio capezzale

Viene la morte al mio capezzale

e io ridendo le ho offro del vino.

Stupita mi chiede perché,

ma poi beve dal mio stesso bicchiere.

-Ti aspettavo e tu lo sai-

e lei sorridendo mi dice -lo so-

- però ho ancora tante cose da fare-

ma lei scuotendo la testa dice di no.

Zingara è signora morte

e mille maschere usa,

non ha cuore e nasconde il suo viso,

però non si aspetta che io le sollevi il velo.

-Signora morte dammi del tempo-

Ma lei scuote di nuovo la testa.

Le mollo un ceffone con fare burlone,

ma lei oltraggiosa mi dice di no.

Allora solleva la sua veste di scatto,

ha belle gambe la signora morte,

io beffardo la prendo sulla lastra di marmo

e lei gemendo mi dice di si.

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Deicida

Nuvole sporche a Weimar,

musica incrostata sul bordo,

valchirie furiose e spodestate.

Vomita sangue l’assassino di Dio,

urla frasi incoerenti dalla sedia a rotelle,

mentre il novecento prepara menzogne.

Non cade neve in agosto,

ma pioggia gelata e senza morale,

su strade piene di nuove ragioni.

Cieco e allucinato in paralisi piena,

oltre il bene e il male, la luce si spegne

Friedrich Wilhem scopre se Dio è morto davvero.

                                                          Pelmo

 

Le nostre poesie