Cattività

 

Si stava facendo buio.

l lupacchiotto, stanco e stremato dalla fame, vagava senza meta per il bosco.

Aveva lasciato la sua tana ed i suoi fratelli quel mattino, per andare in cerca di cibo, dopo aver atteso invano per tre giorni il ritorno della madre.

Fiutando le tracce di un coniglio selvatico si era allontanato parecchio dal suo rifugio, e adesso non era più in grado di ritrovarlo.

Qualcosa di luminoso che spiccava nell’oscurità attirò la sua attenzione, così decise di avvicinarsi con prudenza per osservare meglio quella strana sorgente di luce: la “cosa” dava chiarore a ciò che aveva vicino, come fosse un piccolo sole.

Il lupetto si avvicinò ancora un po’, poi si fermò drizzando il pelo per la paura; doveva trattarsi di qualcosa di vivo perché si muoveva quasi come danzando, sollevando ed abbassando di scatto le sue lingue di luce.

Dopo qualche minuto il cucciolo cominciò a rilassarsi pensando che, nascosto com’era dagli alberi, non avrebbe potuto essere visto. Inoltre, pensò, si trovava sottovento e la “cosa” non avrebbe potuto sentire il suo odore.

Così rincuorato, si mise a fiutare per scoprire se l’oggetto luminoso avesse un odore commestibile; ma alle sue narici giunse un odore acre e poco gradevole.

Stava per fare dietrofront, quando vide qualcosa che si avvicinava: questa volta fu certo di trovarsi in presenza di un animale perché questo, rispetto alla “cosa di luce”, era molto più simile ad un lupo.

A differenza di un lupo però, si muoveva usando solo le zampe di dietro, sulle quali posava tutto il peso del corpo. Stando così in posizione eretta, appariva molto alto.

Non aveva peli, se non quelli attaccati alla testa, e aveva legata attorno al corpo la pelle di un altro animale; ma, la cosa più spettacolare, era che usava le zampe anteriori per manipolare gli oggetti.

Il nuovo arrivato gettò dei pezzetti di legno sull’oggetto luminoso e, con stupore misto a paura, il lupo lo vide diventare più alto, facendo un rumore come di rami spezzati.

Più tardi, quando la “cosa di luce” si fu un po’ abbassata, l’animale senza peli vi pose sopra dei rametti, sui quali erano infilzati dei pezzi di carne.

L’odore delizioso che poco dopo arrivò alle narici del lupo, gli ricordò che era affamato.

Per un attimo fu preso dall’impulso di slanciarsi verso il cibo, ma poi si trattenne pensando al pericolo rappresentato da quell’essere sconosciuto.

Una volta aveva visto sua madre combattere contro una fiera, per difendere la loro tana; da questa esperienza aveva imparato quanto possano essere pericolosi avversari forniti di zanne e di unghie, armi delle quali l’animale eretto non sembrava essere particolarmente fornito.

Di nuovo l’odore della carne cotta lo raggiunse e il suo stomaco si contrasse in un crampo.

Vinto dalla fame strisciò fuori lentamente dal suo nascondiglio e uscì allo scoperto.

Gli occhi del cucciolo, dilatati per la paura, si fissarono in quelli dell’uomo; poi il lupacchiotto cominciò ad uggiolare, combattuto fra la fame e il desiderio di fuggire.

Un pezzo di carne fu lanciato vicino alle sue zampe mentre il lupo se la dava a gambe rifugiandosi  fra la vegetazione. Dopo qualche minuto, vedendo che non era successo niente e che nessuno lo aveva assalito, tornò lentamente sui suoi passi, afferrò con la bocca il pezzo di carne e fuggì di nuovo nel bosco.

Nei giorni successivi, quando non riuscì a trovare cibo in altri modi, ricorse ancora all’aiuto dell’uomo.

 

  Erano passati diversi mesi e il lupo non aveva più sofferto la fame, infatti la sua amicizia con l’uomo si era gradualmente rafforzata ed aveva finito per restare con Lui.

Di giorno, grazie al suo fiuto, scovava le prede che Lui uccideva, e di notte, legato ad una corda davanti all’entrata della grotta, vegliava il suo sonno.

Forse non ricordava nemmeno più i giorni della sua infanzia: gli sembrava di essere sempre stato lì a cacciare al suo fianco, a ricevere con gioia immensa il cibo che Lui gli dava e a giocare a rincorrersi con i suoi cuccioli senza pelo.

Alle prime luci di un mattino d’estate, mentre faceva la guardia accucciato di fronte alla grotta, li vide: erano otto lupi adulti che si spostavano in branco veloci e silenziosi.

Lo videro.

Un grosso maschio si fermò, seguito dagli altri.

Fiutò l’aria nella sua direzione per alcuni secondi, poi si voltò e proseguì per la sua strada, imitato dai compagni.

Quando anche l’ultimo lupo fu sparito alla sua vista, il lupo legato si riprese dallo stupore e tentò di slanciarsi dietro al branco.

Ma la corda lo trattenne.

Tentò ancora più volte, finché la corda non iniziò a soffocarlo.

Allora il suo ululato echeggiò nel silenzio del bosco.

                                                                                                     Caterina Caterini

 

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