Compito in classe
Ho una gran voglia di uscire, di andare a respirare l’aria del mare, togliermi di dosso questo senso d’inutilità che m’ha preso stamattina.
Invece eccomi seduto a guardare questa classe, i tanti banchi vuoti e le facce strafottenti che mi guardano senza timore.
Qualcuno dovrà pure un giorno pulire quelle vetrate, sporcano persino il sole.
Io a Palermo a insegnare non ci volevo venire e soprattutto non in questo quartiere dove lo stato è solo un mito.
Il preside mi ha spiegato la situazione a modo suo.
- Vede dottor Magistrelli, questa è la Sicilia e non la possiamo cambiare né io né lei.
Farsi ammazzare per una bocciatura a un alunno, mi creda non ne vale la pena…-
Avrei voluto rispondergli che per me anche lui era un mafioso, con quella faccia da ebete, quella cravatta colorata e quei capelli pieni di forfora, ma alla fine ha ragione lui, non ne vale la pena.
Guarda la classe e questi ragazzi, forse un paio potrebbero persino avere un futuro.
Marta per esempio scrive bene e potrebbe fare persino il liceo.
Vuol crescere troppo in fretta però e le si legge in faccia che lei sa già cosa è la vita.
Vittorio invece nulla capisce e nulla vuol capire.
Strafottente e ignorante, ma l’ultima volta che ho provato a metterlo a posto mi sono ritrovato un bel segno sulla portiera e il preside mi ha spiegato che per milleduecento euro non vale la pena di rischiare oltre.
Oggi compito in classe, oggi debbo dare a questi un compito a scelta tra Garibaldi, uno sull’amicizia e il solito tema sulla legalità.
Magari Simone, quello che ha il padre all’ Ucciardone, mi sceglie quello sulla legalità.
Filippo è all’ultimo banco, uno dei pochi che ha ancora gli occhi pieni di sogni, molti lo evitano perché dicono che siccome suo padre è uno di rifondazione e uno che non capisce nulla della vita.
Io di politica non ne capisco nulla e non ne voglio capire nulla e di questi comunisti ne ho piene le tasche che tanto sono tutti uguali.
Vado alla lavagna per scrivere le tracce dei temi, il gesso me lo porto io da casa e anche il cancellino, il preside mi ha detto che anche la professoressa che c’era prima faceva così.
Guardo le finestre sporche e le facce di questi ragazzi, mafiosi, figli di puttane, figli di spacciatori eppure sono solo ragazzi e che colpa hanno se sono nati qui?
Non me la sento di scrivere la solita ipocrisia, forse sono pazzo, forse ci vuole una scossa a questi oggi, perché anche se le finestre sono sporche, lo sporco non arriva al sole.
Scrivo con il gesso il tema e li vedo saltare sui banchi a guardarmi come se fossi impazzito, si oggi il tema è di una parola sola, una parola che conoscono bene.
Tema non a scelta, perché qui di scelte non se ne possono fare, tema: Cocaina.
Pelmo