Faber senza il punto
ma ora raccontami una qualsiasi favola e rendila una piccola rapsodia del vivere, narrami il percorso e la sicura via, e dimmi del tempo e del senso, dell'eterno non arrivare, del più semplice non partire. Narrami di lama intrisa e di crudele pensiero inciso nelle vene. Dell'ebbro dissenno e della disasennata coscienza che ci coglie implacabile all'angolo delle nostre improbabili vie.
Raccontami ancora una favola, traducimi in una favola, dimmi infine che posso trascrivermi in una favola, ma non so leggermi e non riesco a sorridere. Allora sorridimi e abbracciami e stringimi, ma solo l'attimo esatto per capire il vuoto o l'immenso dell'amore scivolato, come sabbia, tra i pensieri d'agosto. Sono acqua e pensiero, grandine e risacca, giacca e risvolto, colore e clamore e eterno non trovare, cosciente non cercare.
Sono amore e silenzio, ritmo e armonia, sogno e melanconia, infinito amore e innegabile spaziato silenzio. Vivo tra i margini consueti della più vuota delle pagine non scritte, rubata da una sola lacrima, commossa e circonfusa dal gioco dei ti amo, che si rincorrono, decisamente più pigri del tempo concessomi.
Quale spazio per comunicare, non negare un pensiero alla sua giusta destinazione ? forse mi resta lo spazio della reminiscenza, l'ineluttabile coscienza dell'essere vissuto sempre...poco a levante del mio saper ricordare, poco distante dal semplice saper amare.
Per questo, cara amica, lasciami il mio Faber senza il punto
Faber
(Tolto il "punto", dopo la "F", riconosco il tuo essere "Faber". Nello stesso momento percepisco tra le righe un sia pur vago accenno di sorriso forse di ottimismo. Aggiungo questa tua nuova perla alla collana...
Marzia)