E' una visione personalizzata dell'attesa e della scelta dei Getzemani. L'unico atto di sconforto di Gesù figlio e fratello dell'uomo, in uno stato di tensione psicologica enorme (il sudare sangue).

 

 

Getzemani - l'attrazione della fuga

 

Ricordo o Getzemani, seduto con la vita conserta tra i pensieri, accompagnando lo sguardo con le mani, riparandomi dal sole e dal clamore che mi distona le orecchie e mi riconduce all'universo conchiuso dei miei muti pensieri. Talora un orto e la sua semplice vita ti assalgono i sensi, fino a violentarli, a stordirli, lasciandoti immoto….proprio con la vita conserta tra le dita.

Troppo presto... viene e s'appresta questa ineludibile fine, compagna dell'attesa che tu sia braccato, fermato, rallentato e abbracciato, ricordando d'esserlo stato anch'io, in tempi, luoghi e modi ora remoti, ricordandolo - qui e ora - nel giorno in odore di diniego, nel giorno del mio disinganno.

Ricordo cerchi di danza e donne circonfuse d'essenze, ricordo il fuoco e corse folli di bambini e qualche bacio sempre solo sfiorato, lasciandolo oltre i limiti distinti della passione. …qui in questo istante consegnato alla memoria come un unico indefinito passaggio di vita. ..questo essere uomo a tempo definito, solo tra la brevità di un inizio immanente e questa irrevocabile fine. Ricordo strade di transiti perenni, strade battute dal vento o dal sole, strade percosse da pioggia che ruscellava tra i tuoi capelli e i miei passi. Ricordo lunghe infinite soste sui crinali, per lasciare che l'occhio indugiasse su profonde valli, su tremule sabbie riarse dal sole, fino a cogliere il mare o il lago, fino ad arrivare in fondo al tuo sguardo e, proprio in fondo a quel tuo sguardo, cercare Dio.

Ricordo sudore farsi gelido nelle veglie del deserto, il frusciare silente che diventava ululato nel pensiero pauroso di non trovare più i tuoi passi e non saperli seguire. Ricordo i sandali nella sabbia e poi l'odore del lago e la barca e le nostre urla di pescatori e le tue urla di pescatore. Ricordo di paesi confusi di feste e di vino condiviso, d'aver aperto il cuore ai tuoi figli e di averli trovati semplicemente e confusamente fratelli. Ricordo di non avere avuto tempo, di aver confuso il tempo, di aver deluso il tempo, di aver sempre camminato e parlato, comunicato e ascoltato, ricordo d'aver sempre e solo cercato.

E ricordo giorni che il potere era impazzito e ti esplodeva tra le dita e ricordo la confusione di chi urlava al prodigio. Ricordo d'aver spezzato il tuo pane e aver passato il calice del tuo vino e ricordo sguardi affamati, ansiosi e golosi della gloria di Dio.

Ora, qui nell'orto dai limiti inconclusi, t'appresti a rendere la vita, con un sudore malato che ti intorpidisce le membra, che ti avvelena i pensieri e che s'approssima ad un più marcato dolore. Trattieni questo tutto e questo niente che ti fanno mortale, questa mortalità che ancora per pochi giorni ti rende uomo, questo sangue che inonda il tuo cuore di vita, questi pensieri e questi affetti e l'attrazione di non essere figlio, ma soltanto fratello dell'uomo.

Mi osservi e lasci scorrere la vita tra le dita e, nel vento caldo che s'approssima alla sera e ti appresta al martirio, mi accompagni con lo sguardo e sorridi. Mi allontano confuso. Il tuo amore non ha dubbi e io non posso più dubitare di te.

F.

( Di queste tue perle vorrei fare una collana. Dimmi quando posso togliere il punto. Marzia )

 

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